Il capo politico Crimi: "Non votiamo un governo guidato da lui". Ma mancano le voci di alcuni big a cominciare da Di Maio

ROMA. A notte fonda, alla vigilia dell'incarico a Mario Draghi arriva, un pò inaspettato, lo strappo del Movimento 5 Stelle: «non votiamo un governo guidato da lui». Lo scandiscono un pò tutte le anime dell'universo pentastellato fino al post su Facebook, in cui il capo politico Vito Crimi certifica quello che, al momento, sembra l'annuncio di un voto di sfiducia. Con una postilla non da poco: se il M5S votasse compatto al Senato contro Draghi a Palazzo Madama l'ex governatore della Bce non avrebbe la maggioranza visto che i voti favorevoli si fermerebbero poco sopra quota 140.

Il dubbio però sta proprio nella compattezza del M5S. Nelle prossime ore l'assemblea congiunta convocata sulla crisi di governo potrebbe anche essere «l'ultima» del M5S unito, spiega un deputato dando il quadro della guerra fratricida che potrebbe aprirsi tra i 5 Stelle sul sì al governo tecnico. Con una parte dei parlamentari, ad ora silente, che potrebbe essere pronta ad un via libera.

Il post di Crimi, tuttavia, traccia una linea netta. «Ringrazio il Presidente Mattarella per aver cercato di consentire la nascita di un governo politico, concedendo gli spazi e gli strumenti opportuni affinché ogni forza parlamentare potesse agire nell'interesse del Paese», scrive Crimi prima di dire il suo «no» ad un governo tecnico, soluzione che è «già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani». Nelle prossime ore inizierà la conta.

Finora, a parlare, sono solo gli anti- Draghi. «Se qualcuno cerca scuse per manovre lacrime e sangue non troverà il nostro appoggio», sottolinea il ministro uscente Fabiana Dadone. «Abbiamo detto che il M5S avrebbe sostenuto solo un Esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Su questo, con coerenza, andremo fino in fondo», aggiunge Riccardo Fraccaro accompagnato dai «no» a Draghi che giungono da Roberta Lombardi, Michele Gubitosa o Luigi Gallo, tanto per fare alcuni esempi. Senza contare i «descamisados» come il senatore Elio Lannutti che, seguendo la linea Di Battista, avevano già manifestato la loro contrarietà. Difficile, tuttavia, che il M5S riesca a mantenere un «no» compatto a Draghi. Anche perché alcuni «big» non si sono ancora espressi. A cominciare dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. (ANSA).

Fonte: La Nuova Sardegna

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