Non è una vera e propria ondata ma di sicuro una risalita. Lenta ma costante, e che lascia intuire quello che potrebbe aspettarci nei prossimi mesi. La tregua, insomma, sembra finita, perché i dati dell’andamento della pandemia in Italia certificano come i contagi siano in crescita. Nelle ultime 24 ore ne sono stati registrati 2.535 con 30 decessi e un tasso di positività dell’1,1%. Lo scorso lunedì i casi erano stati 1.597 e il tasso di positività stazionava allo 0,7%. L’aumento dei casi, a oggi, impatta in maniera molto leggera sui ricoveri in area medica e per nulla su quelli in terapia intensiva ma la situazione è piuttosto fluida. L’indice Rt infatti viaggia ormai sulla fatidica soglia di 1, segnale di un momento di espansione dell’epidemia, che ci ha abituati a una ciclicità che sembra impossibile evitare.

Se, e quanto, l’aumento vertiginoso dei tamponi dovuto all’obbligo del Green pass sia il responsabile principale del nuovo scenario è ancora troppo presto per dirlo. “E’ chiaro che possa aver influito ma il quadro sarà più chiaro a metà novembre”, spiega all’agenzia di stampa LaPresse Giovanni Maga, direttore dell’istituto di genetica molecolare del Cnr. “In questa stagione c’è una circolazione più intensa di tutti i virus respiratori e il covid non fa eccezione – spiega ancora – mi aspetto che se continueremo con la campagna di immunizzazione l’impatto non sarà forte. Una ripresa importante non sembra essere all’orizzonte”.

E per scongiurare scenari vissuti in passato l’arma principale resta quella della vaccinazione. A tal proposito gli esperti sono concorso su efficacia e necessità della terza dose. “Dovrebbero farla tutti se non vogliamo che accada quello che stiamo vedendo in Gran Bretagna”, o in Russia, dice il  virologo Andrea Crisanti. “Gli anziani e i fragili sono la priorità”, gli fa eco Giovanni Maga. I dati che si stanno accumulando sul campo dimostrano infatti come dopo sei mesi la protezione tenda a scendere, un problema che diventa molto serio per la terza età e gli immunodepressi.

Intanto, l’Istituto superiore della sanità pubblica una precisazione relativa al report decessi dello scorso 19 ottobre, che era diventato oggetto di discussione. L’Istituto superiore di sanità mette in chiaro come la percentuale del 2,9% si riferisca esclusivamente ai pazienti deceduti con positività al covid e senza altre patologie diagnosticate prima dell’infezione. In base ai certificati di morte, invece, si certifica che la malattia si la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di pazienti positivi al test.

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