Dagli sbarchi al porto di Olbia l'esempio di come sia facile entrare nell'isola da positivi al coronavirus

OLBIA. L’ipotesi di un arrivo incontrollato di passeggeri in Sardegna non piace a nessuno, ma su come evitarlo non c’è un’identità di veduta. Anche il consiglio regionale si è diviso e non è riuscito a trovare un accordo su un ’ordine del giorno unitario. La divisione del consiglio regionale ricalca un po’ quella che attraversa l’opionione pubblica isolana dove si contrrappongono i fautori del “tutto chiuso” a quelli del “apriamo, ma con controlli più efficaci”. Invece è proprio la rete dei controlli a mostrare i propri limiti.

Quella allestita a Olbia, all’Isola Bianca, ha le maglie slabbrate. Lo scudo inaugurato una settimana fa per difendere la Sardegna bianca dal Covid, sembra un ombrello bucato. C’è qualcosa che non funziona tra il momento in cui i passeggeri sbarcano dalle navi e quello in cui dovrebbero fare il tampone molecolare. Le vie di “fuga” per dribblare i test sono aperte e le prove arrivano direttamente dal porto olbiese

Esempi: una coppia di stranieri sbarcata in camper, per quali motivi di necessità non è dato sapere, dopo aver fatto il test nell’hub della stazione marittima, ha ricevuto la comunicazione di positività quando erano lontani da Olbia 100 chilometri. Stessa cosa è accaduta a un’altra coppia che ha saputo di essere risultata positiva al tampone quando era già seduta in un bar del centro...

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Fonte: La Nuova Sardegna

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