A Radio CASTEDDU, Ferdinando Coghe, direttore del laboratorio analisi del policlinico: come è arrivata questa importante scoperta? “L’abbiamo individuata durante il lavoro che facciamo di routine, dove andiamo a sequenziare tutti i campioni che presentano determinate caratteristiche previste in un protocollo, indicato anche dall’ente europeo, che verifica le malattie infettive. Abbiamo individuato questa variante che ha delle mutazioni caratteristiche: si chiama A.27, una variante vista già in Slovenia, Francia, Svizzera, Regno Unito. È associata a due mutazioni che, associate ad altre mutazioni minori, possono indurre una maggiore virulenza di questo virus”. Questa variante, per quanto sconosciuta, che tipo di livello di pericolosità può avere? “È una variante che in Italia non era stata ancora vista ma c’è l’aspettavamo che, prima o poi, qualche variante mai vista sarebbe stata individuata. Per quanto riguarda le evoluzioni che le varianti possono in genere prendere, dipende dalle mutazioni che si combinano all’interno della stessa variante. Un esempio: non esiste una variante UK ma le varianti UK a seconda delle mutazioni minori che si combinano con le principali, che caratterizzano questa variante, e, quindi, hanno fissato sul genotipo la loro presenza. Possono indurre effetti più o meno importanti, altre mutazioni possono indurre una resistenza al vaccino. È un problema di tutte le varianti e si deve adottare la massima attenzione, cercare i focolai che si caratterizzano con queste varianti per cercare di evitare la diffusione nel minor tempo possibile. È necessario quindi fare i tamponi molecolari, che sono gli unici che ci danno le indicazioni per trovare le varianti”.I vaccini sulle varianti sono efficaci? “Al momento sono efficaci, non abbiamo elementi per dire che non funzionano. La vaccinazione è una delle pratiche da seguire scrupolosamente per contenere questa epidemia insieme all’uso dei mezzi di distanziamento e delle protezioni individuali”. Si può essere contagiati anche dopo il vaccino? “Si, si può essere ancora infettati dal virus: essere infettati non vuol dire essere ammalati ma diventare, in qualche modo, per un breve periodo, un serbatoio del virus e quindi questo potrebbe anche far sì che chi si infetta possa trasferire il virus al soggetto ricettivo e, quindi, sviluppare la malattia. Il vaccinato si immunizza ma deve continuare a prestare le attenzioni per non continuare a essere il mezzo del virus. Il vaccino in linea di massima protegge, sviluppa un immunità sufficientemente buona, però è evidente che chi entra in contatto con il virus può infettarsi e diventare, a sua volta, mezzo per il virus. La mascherina in questo caso è uno degli elementi che risultano essere vincenti”. La recludescenza dei contagi in Sardegna: “Ce lo aspettavamo eccome, purtroppo pensare che la Sardegna possa finire sotto una campana di vetro è impensabile, non sarebbe normale: sappiamo che siamo dentro una pandemia, che è un fenomeno a livello globale, sappiamo che ci sono dei momenti in cui il numero di casi si riduce perché il distanziamento e le misure profilattiche riescono a contenere l’infezione e, questo, è un dato positivo a cui dobbiamo pensare. Capisco che mettere in pratica tutte le misure può stancare, ma se lo guardiamo in prospettiva può essere anche un modo per tornare a essere liberi, non subito, ma fra qualche tempo, totalmente liberi da misure di contenimento. Dipenderà da quanto saremo bravi, da quanto saranno rispettate in modo diffuso queste regole e accettare questa condizione per combattere questo nemico invisibile”. Risentite qui l’intervista a Ferdinando Coghe del direttore Jacopo Norfo e di Paolo Rapeanu https://www.facebook.com/castedduonline/videos/895899651250023/e scaricate gratuitamente l’APP di RADIO CASTEDDUhttps://play.google.com/store/apps/details?id=com.newradio.radiocastedduonline

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