Conte 2, qui finisce il governo: sì al Recovery Plan, ma Renzi non lo vota e la maggioranza si spezza. A notte fonda il Cdm approva il Recovery Plan, ma le ministre renziane si astengono dopo aver ricevuto il no sul Mes. Oggi Renzi annuncerà il ritiro dal governo. Conte attacca: non si può speculare sui morti. E intanto cerca responsabili, si fanno i nomi di Brunetta e Casini. E’ la cronaca dell’ultimo atto del Conte bis: fa runore la clamorosa astensione delle ministre di Italia Viva per un piano totalmente modificato da Conte proprio sui suggerimenti renziani. Ma alla fine, il punto della discordia è stato il Mes: Bellanova e Bonetti lo hanno richiesto dentro il Recovery Plan, annunciando che senza l’introduzione del Mes nel piano europeo non avrebbero votato a favore. E’ stato allora il premier Giuseppe Conte a invitare a considerare che “il Mes non è ricompreso nel Next Generation e quindi non è questa la sede per affrontare una discussione sul punto”. Il premier ha inoltre “invitato a non speculare sul numero dei decessi in Italia per invocare l’attivazione del Mes”, con “un accostamento che offende la ragione e anche l’etica. Se fosse un problema di finanziamenti come mai allora la Germania pur investendo il doppio sulla sanità di noi si ritrova adesso con il doppio dei morti giornalieri?”.

E così si è consumata ufficialmente la rottura. Oggi alle 17,30 la conferenza stampa di Matteo Renzi, che potrebbe annunciare l’uscita dal governo del suo partito. Contemporaneamente Conte cerca una pattuglia di responsabili in Parlamento per una conta disperata: “Sta nascendo il nuovo governo Conte-Mastella”, ha annunciato Renzi a Chartabianca su Rai3. Incredibilmente proprio Mastella potrebbe essere il garante di un nuovo gruppo parlamentare che entrerebbe al posto dei renziani, ovviamente chiedendo almeno due ministeri, per i quali si fanno i nomi di due grandi esperti della politica italiana: Renato Brunetta e Pierferdinando Casini. Come nella Prima Repubblica, con un vago profumo andreottiano, le trattative proseguono all’ultimo respiro. Il M5S, che ha un terzo dei parlamentari, giura che se Renzi si sfila, non ci sarà un altro governo insieme. Le stesse parole fatte filtrare dal premier ieri pomeriggio. In realtà la trattativa prosegue, tanto che Renzi la crisi la minaccia ma di fatto non l’ha ancora messa in pratica, ma potrebbe farlo oggi visto che la rottura appare insanabile. Il Pd invece tenta disperatamente di ricucire la matassa, e nessuno parla di ritorno al voto. Con il Quirinale che osserva preoccupato: davvero Mattarella accetterebbe un Conte ter con una sparuta pattuglia di responsabili, che non avrebbe neanche il controllo delle commissioni parlamentari? Oggi il giorno più lungo, forse quello della verità. (foto Agi.it)

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