“Se me lo chiedono sono a disposizione della mia città”. Piero Comandini mastica pane e politica da una vita, e sa bene come vanno le cose, anche per averle vissute sulla sua pelle. Ma di sicuro il suo è uno dei nomi in pole position come prossimo candidato sindaco di Cagliari per il centrosinistra. E’ vero che c’è ancora tempo, parliamo dell’estate 2024, ma il sindaco Truzzu ha già ufficializzato, in esclusiva a Casteddu online, la sua ricandidatura, aprendo ufficialmente le danze per la prossima competizione elettorale, che sarà di appena qualche mese successiva a quella regionale di febbraio. Un doppio appuntamento per puntare alla rivincita, riprendendosi quel che gli elettori tre anni fa hanno tolto al centrosinistra nel giro poche settimane. E Comandini, il più votato alle ultime elezioni regionali, gioca di diplomazia ma è già pronto alla sfida.

La storia insegna che è meglio giocare d’anticipo: Piero Comandini sarà il prossimo candidato sindaco di Cagliari per il centrosinistra?

E’ davvero ancora molto prematuro, nessuno me l’ha chiesto.

E se glielo chiedono?

Se me lo chiedono sono a disposizione della mia città.

Truzzu ha già ufficializzato la sua ricandidatura. Cosa ne pensa?

Penso che, da quando Truzzu è diventato sindaco, Cagliari ha perso il ruolo- guida di capitale della Sardegna. Questo perché viene governata come una Municipalità che guarda solo i suoi limiti amministrativi, senza la visione che deve avere un capoluogo, una grande città che può favorire e accelerare lo sviluppo amministrativo, economico e sociale di tutta la Sardegna. Perché far crescere Cagliari significa far crescere l’intera regione. Invece, abbiamo un sindaco che non si è mai seduto ai tavoli dove si decide e si fanno valere le proprie ragioni.

E’ un giudizio severo.

Sì, perché c’è totale mancanza di incisività rispetto al ruolo di Cagliari. Non si può amministrare il capoluogo avendone una percezione ristretta, c’è assoluta mancanza di visione e prospettiva.

Parliamo del centrosinistra: ma davvero state facendo tutto il possibile dai banchi di opposizione?

E’ chiaro che si può sempre fare di più, e infatti noi non ci accontentiamo mai. Ma il lavoro svolto dai consiglieri comunali di centrosinistra è ottimo, perché non è fatto solo di analisi o critica ma anche di proposte concrete, quindi l’opposizione si dimostra costruttiva e matura, per esempio non facendo inutili barricate quando si è trattato di approvare provvedimenti legati all’emergenza Covid.

Invece in consiglio regionale l’opposizione è silente, quasi sonnecchiante.

Ma no, solo che lì si è più legati ai tempi dei provvedimenti legislativi. E di misure importanti la Giunta ne ha portate poche e pure sbagliate: la legge urbanistica e il piano casa, che hanno ricevuto la sonora bocciatura del governo; la riforma sanitaria, doveva essere il fiore all’occhiello di questa giunta sardo-leghista, i cittadini non avrebbero dovuto più avere mezzo problema e invece è un disastro; e poi la riforma degli enti locali, un altro fallimento. Noi abbiamo fatto la nostra battaglia quando si poteva, per il resto abbiamo portato avanti le critiche con gli strumenti a nostra disposizione. Siamo stati silenti quando con grande senso di responsabilità abbiamo contribuito ad approvare i provvedimenti per il Covid, ma sul resto abbiamo tirato fuori gli artigli e alzato la voce, e l’abbiamo fatto con durezza.

Ma perché il Pd è incapace di trovare pace e non smette di farsi del male da solo? Sono mesi che non riesce a eleggere il segretario, tanto da essere commissariato.

In questo caso il Pd deve fare totalmente mea culpa. Forse abbiamo ecceduto troppo nel voler fare un congresso unitario, comunque ci sarà una riunione venerdì e il congresso a primavera. Siamo abbastanza consapevoli che il problema non è chi sarà il segretario ma presentare un’alternativa a questa giunta, e vincere le politiche e le regionali. E le comunali.

La gente è stanca della politica, anche per colpa di queste situazioni. C’è un rimedio?

Purtroppo ormai appena il 50% dei cittadini va a votare, la metà della popolazione. Cosa si può fare? La gente si riporta a votare facendo una buona politica, stando in mezzo alla gente e risolvendone i problemi. Invece la politica manca da troppi anni, perciò si disertano le urne. Dalla prima Repubblica fino al 1994 la discussione politica e sindacale, di associazioni e movimenti è stata molto viva. Poi la seconda Repubblica con l’acqua sporca ha buttato anche il bambino, dando inizio alla nascita di partiti personali, ai cambi di casacca, alle promesse mai mantenute.

Perché il suo segretario Letta ha esultato così tanto alla elezione di Mattarella?

Perché non è caduto nel tranello di fare un nome dopo l’altro per poi bruciarli. Non ha mai perso di mira l’obiettivo, che era quello di arrivare a una soluzione condivisa, e l’ha raggiunto con il giusto metodo.

E l’obiettivo era riconfermare Mattarella?

Sì, aggiungo anche che se un presidente del Senato avesse subito una così sonora sconfitta in parlamento, in qualunque altro paese il giorno dopo si sarebbe aperta una crisi politica.

Ma quanta ipocrisia c’è negli uomini della politica che invocano una donna ai vertici?

Sulla presidenza della Repubblica il tempo era maturo ma non sono state colte le opportunità, così come penso si debba discutere di una presidente della regione donna, ci sono molte figure perfettamente adeguate al ruolo. Non siamo tutti ipocriti: noi del Pd eravamo pronti già molti anni fa, ai tempi di Francesca Barracciu, candidatura poi sfumata per altre ragioni. Io sono stato un grande sostenitore della doppia preferenza, ma il problema delle donne che non votano donne esiste ed è reale.

Trasporti e Sanità, due settori cardine: come li sta gestendo la Lega in Sardegna?

Gli assessori leghisti hanno dimostrato la loro totale inadeguatezza. Invece che lavorare per raggiungere gli obiettivi si affidano a slogan e ai social, continuando a confondere la politica con i selfie.

Ma i selfie li ha inventati Renzi quando era il capo del Pd.

Infatti ha fatto una brutta fine!

Quindi, dicevamo, l’immagine.

Il partito dell’immagine invece che delle ideologie è iniziato con Berlusconi, proseguito con Di Pietro, Renzi, Salvini, Meloni. E ha distrutto la politica. C’era la guerra alla pandemia in corso e la giunta regionale ha cambiato in corsa le regole di organizzazione dell’esercito che doveva difenderci, creando grandissima confusione anche ai vertici. Il risultato è che oggi la medicina territoriale non esiste, è molto peggio degli anni passati, manca il personale e le liste d’attesa aumentano. Ancora peggio vanno i trasporti, dove è stato smascherato il bluff: c’era un bando aperto, doveva essere seguito a livello europeo, invece sono rimasti lì ad aspettare che qualcosa accadesse. Su Roma e Milano ci sono meno voli di prima. Ma è tutto allo sfascio, l’agricoltura, il personale, l’urbanistica, tutto. Per incompetenza, inadeguatezza e politica del selfie.

 

Parliamo di Cagliari. E come non parlare di rifiuti: Truzzu dice che la situazione è molto migliorata rispetto a prima.

Non è vero, e basta guardarsi attorno. Prima la città era sporca solo in periferia, ora anche in centro città mancano i servizi e mancano anche i controlli. C’è anarchia totale, e a pagarne le conseguenze sono come al solito i cittadini onesti che pagano senza fiatare.

Stiamo purtroppo assistendo a un’escalation di incidenti, le vittime sono spesso pedoni. Ma Cagliari è una città sicura? O la responsabilità è degli automobilisti?

Al primo posto fra i responsabili metto sicuramente gli automobilisti. In città non si deve correre, non perché lo dicano i segnali stradali ma perché lo impone il codice stradale e il buonsenso ancora prima, al di là di dossi, rotatorie e quant’altro. Ma l’amministrazione ha una responsabilità, perché la città è buia e il buio favorisce incidenti ed episodi spiacevoli. Dal tramonto in poi Cagliari è buia.

Buia e deserta.

La gente ha paura. È terrorizzata da quello che viene detto alla tv, dai tam tam sui social, dal timore di potersi contagiare. Spero che con l’arrivo dell’estate e l’eliminazione della mascherina finalmente ci sia una svolta. C’è anche da dire che ci sono sempre meno soldi da spendere nei locali o per una pizza, abbiamo iniziato il 2022 con aumenti assurdi di luce e gas, ma anche di benzina, abbigliamento e alimentari, stiamo vivendo una situazione economica molto difficile e in tanti hanno paura di spendere.

Ma diciamoci la verità: c’è qualcuno che su questi aumenti ci marcia?

A livello globale sicuramente sì, anche di quello che sta succedendo fra Russia e Ucraina ne fanno le spese paesi come l’Italia, totalmente dipendenti da altre nazioni. E poi le tasse.

Un’indecenza.

Assolutamente sì. Il carico fiscale, fra tasse dirette e indirette, è indecente. Il debito pubblico generato dalle scelte scellerate del passato si ripercuote su ogni lavoratore. La priorità assoluta, per far riprendere la gente a spendere, è diminuire le tasse su ogni lavoratore e anche a carico delle famiglie. E’ da rivedere tutta la politica della pressione fiscale.

E lo stadio? Un rimpallarsi continuo di responsabilità e zero risultati.

Ho chiesto alla Regione di convocare un tavolo, l’assessore Fasolino ha detto che lo farà. Stiamo a vedere che succede.

Se lei domani fosse eletto sindaco di Cagliari, quali sono le prime tre cose che farebbe?

Prima di tutto, potenzierei la cultura e tutto quello che può significare in termini di ricaduta. Cagliari è una città bella, accogliente, solare, al centro del Mediterraneo, con una delle fondazioni liriche più importanti d’Italia e luoghi e  tradizioni invidiabili.

Secondo, gli eventi sportivi. Penso a Luna Rossa, ma in generale al fatto che può diventare il luogo naturale per gli allenamenti degli atleti di tutto il mondo.

E poi potenzierei le infrastrutture del porto, che può diventare non solo approdo dei passeggeri ma anche della nautica da diporto, con importanti ricadute economiche e turistiche.

Ma davvero Cagliari può competere col nord Sardegna sul turismo?

Certo che sì, perché al nord il turismo si limita a poche settimane all’anno, a Cagliari può funzionare per 12 mesi.

Perché secondo lei il centrosinistra ha perso tutte le ultime elezioni?

Prima di tutto per errori nostri, poi per la fisiologica alternanza politica. Non siamo stati bravi a valorizzare quello che abbiamo fatto durante la giunta Pigliaru, e allo stesso tempo abbiamo subìto il fuoco amico e dunque forse agli occhi dei cittadini non eravamo credibili. Dovevamo avere più coraggio a difendere quello che avevamo fatto, dalla riforma del lavoro a quella della sanità fino a Isc@la e alle borse di studio. Non conosco nessuna riforma che produce effetti nell’immediato, questo dovevamo riuscire a spiegare.

E ora siete pronti alle sfide che vi attendono alle politiche prima e poi con le regionali e le comunali?

Siamo prontissimi.

L'articolo Comandini “sfida” Truzzu: “Io candidato sindaco? Se me lo chiedono ci sono” proviene da Casteddu On line.

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