Domanda fatta due volte, prima a marzo – all’inizio delle restrizioni legate alla pandemia del Covid-19 – poi a fine maggio, dopo un primo “no”. Obbiettivo? Ricevere i seicento euro del bonus da parte dell’Inps. Cinzia Coa, 51 anni, dal 2014 guida bus turistici. Negli ultimi mesi è stata ferma e, praticamente, non ha visto nemmeno un euro. Si sente “beffata”, la donna: la sua categoria lavorativa, per un motivo o per un altro, non rientrerebbe tra quelle che possono beneficiare dell’aiuto economico. A luglio ha rimesso le mani sul volante di un bus turistico, “ma ho lavorato appena dieci giorni perchè ci sono pochissimi turisti. Ad agosto lavorerò con il contratto pieno, determinato, a settembre è già un nuovo punto di domanda”. La Coa si chiede “perchè l’Inps non ha riconosciuto me, e altri miei colleghi, come lavoratori del settore produttivo turistico o, almeno, stagionali?”. Ecco, di seguito, la sua lettera-sfogo.“Sono un’autista di bus turistici e da anni faccio la stagione con società che operano nel settore. A marzo abbiamo fatto la famosa domanda per i 600 euro bonus Covid-19, ci hanno lasciato in sospeso fino a metà maggio dove ci siamo visti scartare la domanda in quanto non facenti parte del settore produttivo turistico. A fine maggio allora abbiamo rifatto la domanda ma questa volta mettendoci nella categoria opposta, ora a fine luglio ci negano anche questa dicendo che noi siamo a tempo determinato ma non stagionali. Da luglio noi stiamo lavorando a giornate perché i numeri non sono neanche paragonabili a gli anni precedenti quindi precari e senza oneri accessori, e non è vergognoso che l’Inps non ci conceda questo benedetto bonus considerando che siamo indebitati fino al collo per non aver avuto ‘entrate’ per tutti quei mesi? E in più consideri che anche ora che stiamo lavorando non stiamo accumulando anzianità utile per poi avere la disoccupazione quest’inverno. Come sopravviveremo? Abbiamo tutti famiglia e andare avanti sarà un impresa. Forse potremmo accedere al reddito di cittadinanza ma non siamo felici di quest’aspettativa, abbiamo sempre lavorato e facendo un po’ di economia e spesso con grandi difficoltà siamo sempre arrivati alla stagione successiva. Ma ‘andrà tutto bene’ e ‘nessuno verrà lasciato solo’ è solo uno slogan politico, noi ci sentiamo abbandonati”.

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