Oristano

Nuova denuncia dell’Associazione regionale ex esposti e del suo presidente Giampaolo Lilliu

A distanza di oltre cinque anni dall’esposto presentato in Procura, l’Associazione regionale ex esposti amianto della Sardegna chiede chiarezza in merito ai lavori per la realizzazione del cavalcaferrovia sulla statale 388 tra Silì e Simaxis, che consentirebbe la soppressione del passaggio a livello.

“L’opera è ancora ferma”, denuncia il presidente dell’Associazione ex esposti amianto, Giampaolo Lilliu, “anche a seguito del sequestro da parte della Procura di Oristano, nel silenzio assordante di tutti”. Pochi giorni dopo la partenza del procuratore Ezio Domenico Basso, Lilliu torna dunque alla carica e ricorda che “fra le tante inchieste in attesa di risposta è presente anche il nostro esposto depositato nel 2016”.

L’Associazione ex esposti amianto chiede ai destinatari dell’esposto del 2016 (Procura, assessori regionali al Lavori Pubblici e all’Ambiente, amministratore straordinario della Provincia di Oristano, sindaco di Simaxis, Comando dei carabinieri Tutela per l’ambiente Noe, Corpo forestale di Oristano, Dipartimento Arpas di Oristano, Spresal e Direzione Assl di Oristano, Comando dei carabinieri, polizia locale di Simaxis) di “rendere pubbliche tutte le iniziative svolte, ognuna per il proprio ruolo e compiti per legge assegnati, al fine di garantire i cittadini che hanno il diritto di conoscere”.

Il nuovo documento chiede notizie su “che fine hanno fatto i 5 milioni di euro, costo dell’opera appaltata dalla Rete Ferroviaria Italiana; quali sono stati gli interventi di bonifica dell’area del cantiere e circostante allo stesso, compreso il conferimento in discarica per esempio dell’amianto”.

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Giampaolo Lilliu

L’associazione chiede inoltre di conoscere “i costi del fermo cantiere e a carico di chi sono le spese di bonifica che andrà fatta prima della ripresa dei lavori; quanto sarà il reale costo dell’opera finale e quanto dovranno ancora aggiungere i cittadini, in quanto si tratta di un’opera finanziata con soldi pubblici; se sono stati individuate responsabilità progettuali e di esecuzione dei lavori, tenuto conto che l’opera del cavalcaferrovia si basa su una ex cava riempita di inerti di ogni genere, in particolare amianto.

Lilliu ribadisce inoltre che “tutte le istituzioni e amministrazioni locali erano a conoscenza, grazie alla nostra denuncia datata 1995 depositata al comando carabinieri di Simaxis, che si era in presenza di un progetto totalmente errato”.

“Purtroppo sulla vicenda è caduto un silenzio assordante”, scrive il presidente dell’Associazione ex esposti amianto, “con tante complicità che non possiamo trattare in questa nota. Ma possiamo denunciare ancora una volta lo spreco di soldi pubblici a scapito dei cittadini e l’omertà di vari enti, amministrazioni e società, nello specifico Rfi, che si avvalgono erroneamente del diritto di non rispondere del loro operato, che in alcuni casi rasenta sistemi e comportamenti legati a una possibile forma di illegalità diffusa nelle opere pubbliche”.

Mercoledì, 10 novembre 2021

Fonte: Link Oristano

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