Cagliari

L’ennesima denuncia di Maria Grazia Caligaris di Sdr

Carenze di personale, appena quattro direttori per dieci istituti penitenziari, case di reclusione sovraffollate, in particolare il carcere di Massama, e colonie penali all’aperto con meno della metà dei detenuti ospitabili: lo stato salute del sistema carcerario sardo è finito ancora una volta sotto la lente attenta dell’associazione Socialismo Diritti Riforme.

“Il nuovo anno si è aperto nelle carceri della Sardegna con i soliti vecchi problemi irrisolti e, anzi, ormai sempre più difficili da gestire”, ha evidenziato l’esponente di Sdr Maria Grazia Caligaris. “Personale penitenziario scarso, funzionari giuridico-pedagogici insufficienti, quattro direttori per dieci istituti, totale assenza di vice-direttori e amministrativi ridotti all’osso”.

“Se ciò non bastasse”, continua Caligaris, “case circondariali piene di detenuti con gravi patologie psichiatriche e di persone anziane. Case di reclusione al limite della capienza con detenuti della criminalità organizzata e oltre 90 ristretti in regime di 41 bis a Bancali, a Sassari. Il 2021 del resto si ricorda per le ripetute aggressioni al personale penitenziario, per i numerosi atti di grave autolesionismo e per alcuni suicidi. Insomma, c’è poco da stare allegri”.

“L’analisi degli ultimi dati forniti dal Ministero”, sottolinea ancora l’esponente di Socialismo Diritti Riforme, “conferma una tendenza ormai consolidata. Su 583 posti nelle case di reclusione all’aperto (le colonie penali di Is Arenas, Isili, Mamone) ci sono 219 detenuti, più della metà dei quali (135) stranieri. Restano vuoti 364 posti (che diventano 394 se si tiene conto che a Mamone sono stati tagliati 30 posti)”.

A preoccupare maggiormente è il carcere di Oristano. “Il peso maggiore delle persone private della libertà ricade su Oristano-Massama”, prosegue Maria Grazia Caligaris, “che ancora una volta risulta oltre il limite regolamentare con 272 detenuti per 259 posti (19 stranieri). Molto delicata anche la situazione a Tempio-Nuchis. Nella casa di reclusione ‘Paolo Pittalis’ infatti sono reclusi 167 detenuti per 170 posti (98,2% la percentuale di occupazione). Anche ‘Badu ‘e Carros’ risulta in sofferenza, sia per la presenza di jihadisti, sia per il ridotto numero di celle. Un centinaio di posti dei 375 indicati dal Ministero sono infatti inagibili. I 276 detenuti pertanto sono al limite del numero regolamentare. Più tranquilla la situazione di Alghero (91 presenze per 156 posti) e di Lanusei (26 per 32 posti)”.

“Non possono essere considerate soddisfacenti”, conclude l’esponente di Sdr, “neppure le situazioni di Sassari-Bancali, dove a fronte di 439 posti ci sono 395 detenuti (compresi gli oltre 90 al 41 bis) di cui 111 stranieri e 11 donne e di Cagliari-Uta con 522 presenze (13 donne; 105 stranieri) per 561 posti. A determinare le situazioni di criticità sono a Sassari l’assenza di un direttore stabile e perfino di un comandante e a Cagliari l’alta incidenza di persone con problemi psichici e tossicodipendenze. La questione dei direttori che non ci sono è davvero scandalosa. Nonostante le rassicurazioni fornite dai responsabili del Dipartimento e dai ministri, la terra di Sardegna e le sue strutture penitenziarie non sono gradite. L’auspicio è che il 2022 porti tutti a una riflessione”.

Mariagrazia Caligaris
Maria Grazia Caligaris

Mercoledì, 5 gennaio 2022

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Fonte: Link Oristano

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