#Ioapro il 15 gennaio anche a Cagliari? “No, grazie”. La sfida al Dpcm lanciata da tanti ristoratori italiani, pronti a restare aperti anche all’ora di cena quando sarà realtà il nuovo decreto del Governo Conte non attecchisce a Cagliari. Dalla Marina sino al Corso Vittorio, più di un ristoratore annuncia che non infrangerà nessuna regola. La rabbia è tanta, tra ristori insufficienti e clienti in calo per l’emergenza Coronavirus. Ma la partecipazione alla “rivolta” partita nel Centro Italia e che, in poche ore, si è diffusa a macchia di leopardo in tutto il paese, difficilmente vedrà la partecipazione di qualche ristoratore cagliaritano. Prevale la linea della prudenza del “zero rischi”. La multa, anche salata, potrebbe essere certa, in caso di mancato rispetto del Dpcm. E così, dal 15 gennaio, con i ristoranti ancora in semi-lockdown (possibile solo vendere d’asporto o a domicilio) non vedrà nessuna rivoluzione-lotta, in città.“Ho paura di prendere una multa, i miei clienti poi non verrebbero mai”, spiega Alberto Zucca, ristoratore della Marina: “È un rischio troppo grande, bisogna organizzare ben altre proteste e avere, finalmente, aiuti concreti e sostanziosi. Aprire a cena e sfidare le regole non serve a nulla, sono completamente svuotato e privo di entusiasmo, senza forze psicologiche. Non vedo un’uscita veloce da questa situazione, lo Stato mi ha dato tra i 2 e tremila euro, soldi spariti in un attimo. Cerco in tutti i modi di aiutare anche i miei collaboratori, gli faccio fare mezza giornata a testa per non lasciarli a casa”. Roberto Cinus, storico ristoratore del Corso Vittorio, è inviperito: “Ho ricevuto i ristori per i giorni di chiusura tra Natale e l’Epifania. Una mancetta, 4mila euro, questa è una presa per i fondelli, a quel punto meglio non darmi nulla”, afferma. “Non aderirò alla protesta del 15 gennaio, perchè mai dovrei correre il rischio di beccarmi una multa o una denuncia? Sono molto arrabbiato, ma noi ristoratori dobbiamo organizzare proteste più intelligenti. Il mio entusiasmo è pari, ormai, a zero, e lo Stato continua a prendermi in giro dandomi due caramelle. Un insulto, dopo 45 anni di onorata carriera”. E Cinus lancia una proposta: “Cari colleghi, vogliamo davvero protestare in modo giusto? Restiamo tutti chiusi, un giorno, a pranzo”.

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