Un tampone, eseguito “il primo ottobre al Santissima Trinità a un bambino di 7 anni”, e un esito che non arriva. Il motivo del test? “Un raffreddore, iniziato domenica 27 settembre e finito lo stesso primo ottobre”. Nel mezzo, la telefonata alla pediatra, fatta da Sandra F., 39enne cagliaritana (il nome è di fantasia per tutelare la privacy del minore) alla pediatra: “Mi serviva il certificato perchè mio figlio aveva perso un giorno di scuola, il lunedì. Ma, quando ha saputo del raffreddore, la pediatra ci ha subito segnalato per il tampone, dicendo che era la prassi”, racconta la donna. Il trenta settembre, l’attesa telefonata per andare ad eseguire il test: “Primo ottobre, nel pomeriggio, al Santissima Trinità. In pochi minuti il tampone è stato eseguito, prima ho lasciato i miei contatti email e del cellulare”, prosegue la mamma. Da quel momento inizia il calvario: “Ho inviato tre email ad altrettanti indirizzi dell’Ats Sardegna per chiedere “gentilmente il risultato del tampone di mio figlio”, l’unica risposta? “Non possiamo iviare il referto da lei richiesto in quanto non eseguito nel nostro laboratorio. La invitiamo a rivolgersi all’Unità di crisi”.“Mio figlio è chiuso in casa da 17 giorni, la pediatra ha detto che bisogna attendere il tampone, lei non può fare nulla”. La 39enne, esasperata, si è rivolta al suo avvocato, Anna Luisa Iolanda Fadda. Il legale, il quindici ottobre, ha scritto una lettera “all’Ats e allAou di Cagliari”. Nella missiva, firmata anche dai genitori del piccolo, la richiesta-sollecito è chiara: “La consegna del referto del tampone” del piccolo. “Nonostante i ripetuti solleciti inoltrati a mezzo mail”, nulla è arrivato e “il minore si trova nell’impossibilità di riprendere l’attività scolastica” perchè “può esser riammesso a scuola solo previo rilascio di un certificato medico da parte del pediatra, il quale però non può emetterlo in assenza dell’esito del tampone”. Ecco perchè la Fadda invita “formalmente a consegnare – con estrema urgenza e sollecitudine – l’esito dell’esame sopraindicato”. La legale spiega anche che “ho spedito la email pec due giorni fa”. L’attesa va avanti, e la madre del bimbo di sette anni si sfoga: “Mio figlio passa le giornate giocando ed è nervoso, vuole tornare a scuola. Stiamo vivendo un incubo”.

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