“Martedì 16 marzo ci incontreremo sotto al Palazzo Regionale della Regione Sardegna in Via Roma, alle ore 10:00, per protestare contro il ritardo delle vaccinazioni delle studentesse e degli studenti tirocinanti, delle specializzande e degli specializzandi, di tutti i Corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia”. Ad annunciarlo è l’associazione studentesca Reset Unica. La protesta consisterà nel portare il proprio camice o la propria divisa e un qualsiasi strumento per fare rumore.Fischietti, trombette o i coperchi delle pentole: l’obiettivo è quello di farsi sentire. “Sin dall’inizio dei lavori sul Piano Vaccinale regionale sardo, noi dell’associazione Reset UniCa abbiamo ripetutamente fatto presente sia alle istituzioni universitarie che a quelle regionali l’urgenza di vaccinare le studentesse e gli studenti universitari, le specializzande e gli specializzandi che dovessero entrare nelle strutture sanitarie per il tirocinio o per lavoro. Non solo noi, ma anche la stessa Facoltà da settimane chiede risposte che tuttavia non sono mai pervenute.“Dopo una serie di lettere inviate all’assessorato e al Presidente Solinas, ci erano arrivate le false rassicurazioni che al più tardi a febbraio avremmo ricevuto la prima dose. Ma febbraio è passato e del vaccino non c’è neanche l’ombra. A niente sono valse le parole dell’assessore Nieddu, che, in un incontro in Regione con l’On. Pais, ci aveva promesso il nostro inserimento nella lista delle categorie con priorità vaccinale.Nel Piano Vaccinale, tra le categorie che avrebbero dovuto ricevere il vaccino prioritariamente, risulta anche la “popolazione operante presso i presidi ospedalieri”; una buona notizia, se non fosse che ciò che è stato scritto non è stato messo in pratica.In quasi tutte le altre regioni d’Italia la vaccinazione di tirocinanti e personale specializzando è attualmente in corso.Non ci arrendiamo all’idea che la classe politica sarda non riesca a garantirci le tutele di cui abbiamo diritto.Tirocinanti e personale specializzando vivono nei reparti le stesse condizioni di tutti gli altri. Stessi rischi? Stessi diritti!Di fronte al silenzio sordo di chi non vuole vederci, noi rispondiamo col rumore di una comunità studentesca unita e resistente”.

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