I tavoli sono apparecchiati, le sedie, quasi tutte, sono vuote. A Cagliari i ristoranti riaprono, grazie alla zona gialla, ma i ristoratori hanno ben poco di cui esultare. I clienti non ci sono, e non sembra essere l’effetto lunedì ma, bensì, la trasformazione in realtà di nefaste previsioni dei giorni scorsi: “La gente, tra paura per il Covid e abitudini cambiate, non viene più a mangiare”. Da via Napoli a via Sardegna, da via Barcellona a via Concezione, è il festival dei tavoli vuoti. Un pranzo “magrissimo”, insomma. E la paura è che l’andazzo sia destinato a durare a lungo. Con i ristori insufficienti e le casse integrazioni in ritardo, lavorare forse bene solo nei weekend non è sufficiente.“Quattro prenotati, ma ho trentacinque posti a disposizione”, sbotta Sergio Cannas, ristoratore storico della Marina. “Chi non è in smart working ma lavora negli uffici si è abituato a mangiare panini, non vengono più a pranzo da noi. Ho sei dipendenti, li faccio ruotare per non farli restare a casa senza lavoro. Alle diciotto non faccio asporto, mica la gente viene qui a fare merenda. Ho avuto solo diecimila euro dai ristori, è pochino”, osserva Cannas. “Gli incassi sono crollati dell’80 per cento”. Critico anche Alberto Melis: “Oggi si riparte, le prenotazioni sono poche. Spero che aumentino, magari chi passeggia qui nel rione potrebbe essere invogliato a mangiare da noi. Una parte dei dipendenti pubblici che stanno a casa, ovviamente, mancano all’appello”, spiega. “Spero che lo Stato fermi questa tipologia di lavoro”, cioè lo smart working, “perché sta danneggiando tutto il commercio in generale”. E chi lavora preferisce panini: “È probabile, certo. Serve un periodo di assestamento”. E, sulle riaperture a cena, Melis incrocia le dita: “Ci dovremo ancora sacrificare prima di avere questo via libera dal Governo, conto nel buon senso delle persone, per far sì che la curva dei contagi continui a scendere”. 

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