Federica Ragazzo, figlia di un uomo morto per Covid al Ss, Trinità, aveva denunciato la restituzione della borsa del padre con vermi e muffa all’interno e la mancata restituzione della catenina. Dall’ospedale si difendono: “La borsa? L’hanno aperta dopo un mese. La catenina? E’ qui. Li abbiamo avvisati. Vengano a ritirarla”. L’infermiera protagonista della vicenda chiede l’anonimato nel rispetto della circolare dell’Ats che ha invitato al silenzio il personale sanitario, ma la versione viene pubblicata con l’ok dell’ospedale. “La figlia del paziente ha chiamato poco prima di Natale per dirmi che tra gli effetti personali del padre mancava una collanina d’argento”, racconta l’infermiera, “non aveva molto valore, ma per loro un grande valore affettivo. Le ho confidato che se fosse successo a mio padre rivorrei anche una calza bucata”, racconta, “abbiamo pianto insieme perché noi viviamo un carico emotivo ormai più grande di noi, siamo emotivamente coinvolti con i pazienti e con i loro parenti che disperati, non possono parlare con i loro cari. Ci facciamo carico di questa disperazione e non riusciamo a liberarci dal pensiero di ciò che succede in reparto, nemmeno quando stiamo a casa con i nostri bambini. Le ho assicurato che l’avrei cercata, lei mi ha confidato che il borsone del padre – deceduto intorno al 20 novembre – era stato aperto solo un mese dopo per ragioni emotive, il dispiacere era troppo”.E questo secondo la donna spiegherebbe il motivo dei vermi, della muffa e dei moscerini trovati dentro il borsone, aperto, secondo l’infermiera, dopo un mese dalla consegna.La collanina. “Mi sono attivata in tutti i modi per cercare la collanina d’argento, mi sono bardata e sono entrata in zona rossa frugando dappertutto tra gli oggetti dei pazienti messi da parte. Mi è stato detto di controllare in cardiologia perché il paziente proveniva da quel reparto, prima di finire in rianimazione. In cardiologia l’ho trovata, tra gli oggetti contaminati messi nelle bustine di plastica ed etichettato con il nome del paziente. Ho chiamato subito la figlia Federica che mi ha ringraziato tanto per aver ritrovato la catenina e le ho detto che la poteva trovare nella stanza che noi chiamiamo “vuotatoio della post”. Sono passati 30 giorni e ancora nessuno è venuto a ritirarla. Ieri ho letto il suo articolo e mi sono messa a piangere”.

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