Una situazione da inferno, dove non c’è bisogno di scaldarsi troppo ma di pregare di poter essere visitati quanto prima. Succede a Cagliari, al pronto soccorso del Brotzu, anche nel giorno in cui l’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu e il presidente Christian Solinas si appellano a Roma, tra “situazioni da sbloccare e numero di medici da incrementare”. Nel piazzale esterno del più grande ospedale della Sardegna si guardano gli smartphone con la stessa intensità e fede con la quale si sgranerebbe un rosario: l’orologio corre, il riparo per fortuna non manca, ci sono panchine lunghe e bianche e alcuni gazebo. Ma i dolori restano. Poco dopo le 14 ci sono sette ambulanze e una quindicina di persone che attendono di poter varcare la soglia del pronto soccorso. C’è chi è arrivato con le proprie gambe, chi con un’ambulanza del 118. Poco cambia: il tempo medio di attesa, stando ai monitor online sul sito ufficiale della Regione, è di quasi tre ore. Giulia, 37 anni, è arrivata insieme al suo fidanzato: “Ho forti dolori alla pancia, penso che si tratti di un calcolo. Sto aspettando da quindici minuti che qualcuno esca per dirmi cosa posso fare. Dovrò fare sicuramente il tampone, non ho il green pass”, dice, mentre con la mano destra si tiene lo stomaco. Un’attesa che potrebbe sembrare breve, ma ogni secondo trascorso con un forte dolore è, indubbiamente, un problema. Sedute dentro la loro automobile ci sono una 45enne e la figlia. Sono arrivate al seguito di un’ambulanza che, partita da Escalaplano, ha portato al Brotzu un loro parente: “Papà ha 90 anni, siamo arrivati alle dodici e trenta e non l’hanno ancora preso in carico”, dice la figlia. “Ha avuto un problema con la creatinina, i valori sono altissimi e gli hanno dato un codice verde, lasciandolo poi in sala d’attesa”.La nipote del nonnino rincara la dose: “Attese troppo alte, siamo reduci da un’altra esperienza al Policlinico di Monserrato, è stato uno schifo, una situazione vergognosa. Forse a nonno dovranno fargli il tampone anche se è già vaccinato”. E il tempo scorre, senza nessuna notizia. Altri si lamentano, il sollievo del gazebo e della panchine non basta, non basta assolutamente. E, tra i tanti in fila fuori, c’è un 50enne milanese: “Sto bene, mio figlio si è ferito alla fronte e l’hanno subito fatto entrare”, dice, andando a “guastare” la media di chi, invece, si lamenta: “È la prima volta che vengo in questo ospedale, per quanto mi riguarda non mi posso lamentare. In Lombardia, soprattutto durante il primo anno di Covid, le attese erano davvero infinite”. Ma lo sono, purtroppo, ancora oggi, in Sardegna, mentre la politica gioca allo scarico di responsabilità.

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