Morta dopo il secondo ricovero in un letto del Policlinico di Monserrato. Rosa Saba, disabile novantenne, se n’è andata lo scorso ventisette settembre. A distanza di due mesi, una delle figlie, Francesca Cossu, 53 anni, di Cagliari, ha deciso di scrivere al Tribunale del malato “per capire se mia madre si poteva salvare”. Una lunga lettera, dove vengono riportate date e orari precisi. Inizia tutto l’11 agosto: l’anziana ha la febbre a 38,5. Arrivata al Policlinico con l’ambulanza viene ricoverata, “i medici le diagnosticano una setticemia da infezione urinaria”. Dopo venti giorni di cure, le dimissioni. Ma qualcosa sembra essere andato storto: “Sin dal suo ritorno a casa le è tornata le febbre. E, inoltre, ho scoperto che era piena di piaghe alle gambe e ai talloni, e aveva addirittura un buco nella schiena”, racconta la Cossu, che ha inoltrato al Tribunale del malato anche alcune foto. Poi, la nuova corsa in ospedale, “le hanno assegnato un codice giallo, le ho controllato io la saturazione e mi sono accorta che era scesa con ossigeno a 4, il valore è 78, e il battito cardiaco a 150. Non l’hanno fatta subito entrare perchè non era vaccinata e dovevano attendere l’esito del tampone del Covid, mi sono messa a urlare. Dopo poche ore è morta. Mi sono occupata in tutto e per tutto di mia madre negli ultimi diciotto anni, prima del primo ricovero al Policlinico non aveva le piaghe. Voglio sapere se poteva salvarsi”. Dal Tribunale le hanno risposto invitandola a prendere “tutte le cartelle cliniche e fotocopie”, per poter poi analizzare più nel dettaglio il caso. Con la sorella Elisabetta si sono rivolte anche ad una società privata cagliaritana che, con team di medici legali, segue casi di infortunistica. Ecco, di seguito, i principali stralci dell’email spedita da Francesca Cossu.“L’11 agosto 2021 mia madre, Rosa Saba, disabile e allettata da più di vent’anni e di cui mi sono occupata e preso cura da circa 18, ha iniziato ad avere febbre a 38 e mezzo. Dopo aver chiamato il medico curante (ma era arrivata la sostituta) abbiamo deciso di chiamare il 118, che ha tardato più di un’ora perché temevano si trattasse di Covid, malgrado fossi sicura che non potesse essere per gli accorgimenti sempre presi e perché mia madre entrava in contatto con pochissime persone. L’hanno portata al Santissima Trinità e dopo un tampone negativo mi hanno avvisata per telefono che era stata trasferita al Policlinico di Monserrato. Non sono riuscita ad avere notizie fino alle 14, quando mi hanno detto che aveva una setticemia da infezione urinaria e che la stavano trattando con antibiotici. Ho chiesto e pregato di poter andare ad assisterla in quanto disabile ma mi è stato negato e mi è stato imposto di chiamare solo dalle 13 alle 14 ogni giorno per avere notizie. Ho avvisato che aveva una piccola piaga della grandezza di un centesimo nell’anca destra, dato che lei si poteva mettere solo su quel lato, ma che la ferita era in via di guarigione. Mi hanno detto di stare tranquilla e che, comunque, già non aveva più febbre. Durante i 20 giorni di ricovero mi hanno permesso di entrare 3 volte per 10 minuti, tempo in cui non avevo il tempo di fare nulla, quando mi accingevo a cambiarla sono stata mandata fuori. In queste tre volte l’ho sempre trovata addormentata, come sedata, e con la flebo esaurita e non chiusa. Nei vari tentativi di sapere notizie per telefono mi hanno detto che non mangiava e che forse le avrebbero messo il sondino, che non hanno poi messo. In questo periodo avevo l’appoggio di persone che lavoravano dentro l’ospedale e con una scusa o con un’altra mi hanno mandato video di mia madre e audio in cui mi hanno detto le condizioni e le disattenzioni, come quando mi dissero che non mangiava mentre invece aveva il piatto sul comodino ancora chiuso ermeticamente e nessuno gliel’aveva dato, visto che lei da disabile non riusciva da sola ma doveva essere imboccata”.“Dopo 20 giorni mi hanno chiamata per dirmi che la stavano dimettendo e di andare a prenderla con un’ambulanza. Avevo sempre portato mia madre via con la carrozzina ogni volta che è stata ricoverata. Mi rispondono che è perché ha il catetere ed un accesso venoso e che ha la pelle screpolata nella gamba sinistra a causa della flebo perché mia madre ha la pelle delicata, ma le rispondo che la flebo l’avevo vista inserita alla gamba destra quando sono andata l’ultima volta che mi hanno fatto entrare. Sono andata alle 16 con l’ambulanza a pagamento e mi bloccata all’ingresso, non mi fatta entrare per vestirla. Ho aspettato che mia madre passasse fuori sulla lettiga per andare in ambulanza, stava urlando dai dolori. Arrivate a casa ho controllato: aveva piaghe enormi nel sacro, le gambe sembravano in cancrena e i talloni piagati. Ho pianto, non sapevo più manco come girarla, io che l’ho accudita, lavata e assistita per 18 anni e ho sempre saputo come prenderla, mi sono trovata in una situazione mai vissuta. Ho chiamato il medico, mia madre ha cominciato ad avere un po’ di febbre già la sera della dimissione. L’indomani è venuto il medico di base e abbiamo deciso di chiedere subito una visita chirurgica. Poi è arrivata l’infermiera dell’Adi che si è spaventata per le piaghe. Ha cercato di aiutarmi a medicarla col poco materiale che avevamo perché l’assistenza si interrompe quando c’è un ricovero. Ho comprato a mie spese tutto il materiale necessario, che è molto costoso. Avrei dovuto ritirare il materiale chiesto dal chirurgo il ventisette settembre, giorno in cui è morta mia madre. Dopo sette giorni di febbre le infezioni delle gambe e del sacro erano molto grandi. Abbiamo cambiato antibiotico due volte, il 26 settembre dopo aver pranzato ha avuto problemi di saturazione, scesa a 81 (con ossigeno a 2) e il battito cardiaco a 100. La febbre è salita a 39, ho chiamato l’ambulanza e siamo tornate al Policlinico. Mi sono occupata di controllare la saturazione e mi sono accorta che era scesa con l’ossigeno a 4 (il valore è 78) e il battito cardiaco a 150. Ho sollecitato i soccorritori che stavano continuando a chiamare il centralino del 118 ma non volevano saperne di sollecitare l’ospedale, mia madre è peggiorata, certamente da codice rosso, ma le hanno assegnato un giallo. Abbiamo sollecitato l’infermiere per farla entrare ma non era nemmeno uscito a registrare l’ambulanza. Poi si è avvicinato e mi ha detto che, siccome non era vaccinata per il Covid, avrebbe dovuto aspettare prima l’esito del tampone. Stavo per mettermi ad urlare ma mi hanno calmata e l’infermiere si  è reso conto delle condizioni di mia madre, facendola entrare. Mi hanno chiamata dopo mezz’ora per dirmi che era grave, poi avevano chiamato chiamato i rianimatori. Prego. Ma all’1:50 mia madre è morta. Voglio sapere se si poteva salvare”.

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