Danilo Argiolas, “papà” del Libarium di Cagliari, è tra i ristoratori più arrabbiati non tanto per la Sardegna in zona arancione, ma per le regole che una decisione simile si porta dietro. Bar e ristoranti chiusi, possibile solo asporto o domicilio. Sabato scorso ha dovuto dire “no” ai fornitori che, con i camion, sono arrivati sin davanti alla sua attività commerciale: “È umiliante, stanno trattando noi professionisti e imprenditori in modo disastroso, il Governo è assente. Non giudico i provvedimenti, ma i modi e i tempi li condanno fortemente”. L’Isola, salvo sorprese, rimarrà arancione per un’altra settimana. Caffetterie e locali senza la possibilità di ospitare clienti, quindi, nonostante il rispetto dei protocolli: “Stride molto, non sono uno scienziato ma i contagi, da noi, non ci sono stati”, osserva Argiolas, “non solo: pare che, nonostante i semi-lockdown, le cose non siano cambiate. C’è un corto circuito”.“Le mie perdite? Dell’80 per cento, una follia. Non è solo poter riaprire e riavere i clienti, per rimettere in moto un ristorante servono due giorni. La perdita è costante, così non si sopravvive. L’unica soluzione per avere dei risultati è un lockdown”, dice Argiolas, “un lockdown totale ma con ristori veri: ci fermiamo, buttiamo giù il virus e ripartiamo. Le aziende stanno morendo e tante buste paga andranno perse”.

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