Con il sole limpido sul cielo di Cagliari la situazione non sarebbe comunque cambiata. Alla Marina la giornata di pioggia sembra essere davvero l’ultimo dei problemi per molti ristoratori C’è chi ha deciso di non riaprire nonostante il via libera da parte del governo Conte. I motivi principali? Poca chiarezza sui protocolli di protezione da dover seguire, paura di prendere multe e bisogno di riorganizzare gli spazi. E, chi invece ha deciso di aprire, si sta barcamenando tra metri, guanti, mascherine e gel per le mani. ” Sì, da oggi riapro, ma terrò comunque la distanza per ogni tavolo di 2 metri per un motivo di sicurezza mio è dei clienti”, afferma Marco Milia, titolare di “Bria focacceria” in via Napoli: “Dovrò anche tenere per 14 giorni i nomi di ogni cliente. Di sicuro non chiederò nessun documento, non sono un pubblico ufficiale e spero che prevalga il buon senso”. Chi non riapre, invece, è Alberto Melis dell’ “Antica Cagliari” in via Sardegna: “Non c’è chiarezza sui protocolli sanitari, non voglio correre il rischio di beccarmi multe. Tra me, mia moglie e i miei dipendenti siamo fermi in trenta, e ripartiremo solo il primo giugno, sperando che per quella data tutto sia chiaro. Ho perso la metà dei posti a sedere”.Chi ha qualche dubbio sulla riapertura è Sergio Cannas, da 52 anni alla guida della trattoria che porta il suo nome alla Marina: “Un metro di distanza tra ogni tavolo ma su tutti i lati, non sono sempre due metri? I miei sei dipendenti sono in cassa integrazione ma non hanno ancora visto un euro. Penso di riaprire direttamente a giugno, ma solo se ci sarà totale chiarezza su tutto quello da fare, altrimenti chi me lo fa fare di tenere aperto? Segnare e tenere i nomi dei clienti? Non sono mica un ispettore”.

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