Chiuso? “Sì, per sempre. Questo Coronavirus mi ha buttato giù”. Lo dice chiaramente Franco Lai, sessantaquattro anni. Negli ultimi dieci la sua vita è trascorsa tra padelle piene di fregola con arselle, orate e fritti misti, nella sua Locanda Margherita, in via Sardegna a Cagliari. Un ristorante molto apprezzato anche dai turisti. Dove c’erano tanti tavoli, spalmati su due piani, ora regna il vuoto. “Ho sperato di farcela, ma non è andata come pensavo. Non tutti i clienti erano fidelizzati, lavoravo bene durante la stagione estiva ma, comunque, riuscivo sempre ad andare oltre”. Insomma, a reggere anche nei bui mesi invernali. “L’anno scorso non è andata così”. Il virus ha portato a lockdown e restrizioni varie, e l’estate 2020 è stata segnata “da un giugno nel quale ho lavorato e un luglio nel quale ho lavoricchiato. È andata un po’ meglio ad agosto, poi a settembre sono crollato. E ho deciso di chiudere”.I ristori del Governo? Pari, praticamente, a un mese di affitto: “Solo 2400 euro a fronte di una perdita di fatturato molto più alta. I miei due dipendenti sono in cassa integrazione. Ora sto aiutando mio fratello al mercato di San Benedetto, ha un box che vende carne”, racconta Lai. “Spero di ripartire”, sospira, “so che ci sono aiuti da parte della Regione, contributi per i ristori”. Chissà che un giorno non ritorni dentro una cucina a servire buoni piatti, Francesco Lai. Per il momento, però, la sua è l’ennesima storia di chi, per colpa della pandemia, non è riuscito a reggere.

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