Niente didattica in presenza per un ragazzo “speciale” di Cagliari che frequenta un istituto superiore della città. “Mio figlio sta male, ha bisogno di frequentare con i suoi compagni”.La mamma, preoccupata per il figlio, si è più volta rivolta alle istituzioni inviando, anche, diverse pec al dirigente scolastico. Per via delle restrizioni legate all’emergenza sanitaria in corso, la presenza a scuola degli alunni è limitata. Nella classe del ragazzo, la presenza in classe è organizzata in gruppi composti da 4 alunni circa ma la maggior parte di essi, 17 in tutto, sembra preferire la dad. Il giovane quindi, ritrovandosi da solo in aula con i professori, ha manifestato un enorme disagio tanto da rifiutare di andare a scuola. La madre ha contattato la redazione di Casteddu Online e ha raccontato i risvolti psicologici negativi che il ragazzo manifesta oramai da settimane: ”Lui ha bisogno di frequentare in presenza e non capisco come sia possibile che nella sua classe non si riesca a formare un gruppo di studenti nel quale inserire mio figlio. Cerchiamo di farlo uscire il più possibile, ma non è la stessa cosa. Ha iniziato ad avere anche dei tic nervosi e siamo molto preoccupati per lui”. Una situazione non semplice soprattutto per il giovane al quale viene riconosciuto il diritto di andare a scuola ma che, di fatto, non viene o non può essere applicato.“Ho segnalato più volte la situazione ma non ho ricevuto risposte e nemmeno una soluzione”. L’ultima pec inviata al dirigente scolastico risale al 13 aprile, in cui si legge: “Le invio questa mail per metterla al corrente che in virtù della richiesta fatta a suo tempo, precisamente in data 23/11/2020 a codesto istituto e alla sua persona, in merito alla frequenza in presenza di mio figlio (….). Lo stesso ha svolto le lezioni fino al 09 aprile in presenza. Durante tutto questo periodo, ma soprattutto nelle ultime due settimane ha lamentato il fatto che frequentare in presenza da solo lo stava portando ad un disagio non solo fisico ma psicologico derivante dal fatto che il non poter vedere e avere contatti diretti con i propri compagni acuiva una situazione non semplice, anzi piuttosto alienante per lui. Per cui si è deciso, per volontà di (…) di interrompere la sua presenza a scuola e riprendere la DAD.Appena la classe o meglio la scuola, ecco perché mi rivolgo direttamente a Lei, si attiverà affinché si possa formare un gruppo di ragazzi all’interno della classe che possa svolgere le lezioni in presenza, anche noi faremo in modo che (….) abbia al possibilità di poter riprendere con tale modalità e, cioè, poter stare a contatto con i propri compagni per lo svolgimento delle lezioni”.

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