Sono a un passo dalla disoccupazione. Non immediata, forse, ma se dal 2 marzo la Tim sarà “spezzettata”, il loro futuro è segnato: addio a un posto di lavoro e ad uno stipendio sicuro. Eccoli, i lavoratori della Tim di Cagliari disperati, al pari dei loro colleghi delle altre regioni. Se la fusione societaria andrà in porto, all’orizzonte ci sarà anche un ridimensionamento occupazionale. Ed è ciò che spaventa di più chi, quando è entrato a lavorare nell’azienda di telecomunicazioni, aveva il contratto firmato dalla storica Sip. Alessandro Randaccio ha 50 anni: “In Sip, diventata poi Tim, da quando ne ho venti. Oggi, una politica scellerata e un piano industriale altrettanto scellerato vogliono fare a pezzetti l’azienda, con anche evidenti ricadute occupazionali. In Sardegna siamo 700, 1700 considerando l’indotto. Sono un giuntista”, racconta, “riparo i cavi telefonici e sono esperto di cablatura della fibra ottica. C’è differenza se un lavoro simile lo fa un operaio qualificato oppure no. E alla mia età è difficile, molto, trovare un altro lavoro, sono un tecnico e rischio come gli altri miei colleghi. Sto tentando di fare l’impossibile, la mia non è una resa: so che la situazione è seria e grave ma non mi arrendo”.Accanto a lui c’è Alberto Frau, 55 anni, in Tim da decenni: “Situazione molto critica, può sparire il mio posto e quello dei miei colleghi ma, soprattutto, la speranza di una digitalizzazione in Sardegna, che deve avere un’autostrada digitale realizzata nel migliore dei modi, visto che è un’Isola”, ricorda. “La paura della disoccupazione è tanta, Tim ha già fatto esuberi, passando da centomila a 45mila lavoratori. Un nuovo lavoro? Dove lo trovo? Il mio è un sos gigantesco, di sicuro non avrei alternative sicure qui in Sardegna, dove ci sono anche migliaia di giovani che stanno cercando un’occupazione”. Riccardo Loi si occupa di assistenza ai clienti business: “Sono di Cagliari e ho 53 anni, in Tim da più di trenta. Più che la disoccupazione, mi spaventa il fatto che possa arrivare un’azienda più piccola che non sia in grado di gestire le ricadute occupazionali. Abbiamo già avuto lo stipendio tagliato del 15 per cento, ridotto in seguito a degli accordi. La politica deve dare una direzione, nel mio lavoro vivo momenti di stress perchè i clienti che non hanno la connessione la pretendono e vogliono tempestività nel risolvere i loro problemi. Alla mia età è diifficile poter rientrare nel mercato del lavoro, si trova in una fase di evoluzione molto spinta”.

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