Hanno cartelli, appesi al collo, e striscioni, piazzati tra gli alberi, sin troppo chiari: “Siamo in lotta per la nostra sopravvivenza”, “Todisco a Brescia indagato ma da Eni lodato”. I trenta operai di Macchiareddu sono molto preoccupati per il cambio societario. A rischio, spiegano, ci sono tutti i posti di lavoro sin dal primo aprile. Il 31 marzo, infatti, dovrebbe concretizzarsi la cessione. E la paura è davvero tanta. Tra loro c’è chi lavora nell’impianto di Assemini da dieci anni, chi da un quarto di secolo. C’è chi deve mantenere una famiglia e chi, a pochi anni dalla tanto agognata pensione, teme di dover ricominciare tutto daccapo, chissà dove, forse all’estero.Ivan Marinelli lavora all’Eni da 12 anni: “Ho sempre fatto l’operaio. La trattativa dovrebbe concludersi entro il 31 marzo, non ci viene comunicato nulla ma basta osservare la nuda e cruda realtà. L’acquirente individuato è una società costituita ad hoc con un capitale sociale ridicolo che ci espone a rischi. Ho 34 anni, non ho un piano B, dal punto di vista lavorativo. Chiedo il ritiro della procedura e l’azienda si sieda con le istituzioni per concordare un piano industriale, con nuovi investimenti e prospettive. Matteo Nateri è un altro lavoratore a Macchiareddu da quattordici anni: “Trenta persone a rischio licenziamento, arriviamo a 70 con l’indotto. Non c’è un piano B, tutte le nostre domande non hanno ricevuto risposte chiare. Le istituzioni devono intervenire sulle energie rinnovabili e sulla chimica verde”, osserva. “Quale futuro? Non lo vediamo, serve il Recovery Fund, solo per tenere in marcia gli impianti servono decine di milioni di euro. Sono molto attaccato alla mia terra”. Fabrizio Mascia ha 57 anni e da oltre venticinque lavora all’Eni: “Sono preoccupatissimo, stanno avviando il processo di dismissione della zona di Macchiareddu. L’Eni vuole vendere un impianto per poi venderne degli altri. Oltre alla perdita del lavoro perderemo un sito industriale che diventerebbe come il Sulcis. Che futuro dare a questa zona di Cagliari, oltre che a preservare i nostri posti di lavoro chiediamo investimenti all’Eni e allo Stato”.

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