L’emergenza Covid colpisce tutti, anche i giovani che, fortunatamente, hanno un contratto tra le mani. La zona rossa ha mandato in semi lockdown tutto, da lunedì quella arancione non contribuirà a riportare il sereno ovunque. Anzi: per il settore della ristorazione non cambia nulla. Solo asporto o domicilio, e molti locali scelgono di restare chiusi perché il gioco non vale la candela. In piazzale Trento a Cagliari sono salite sul palco, ancora una volta, anche loro, le “giovani magliette bianche”, capitanate da due ventenni, Anita Minghetti e Asmaa El Majdoubi. Entrambe lavorano come cameriere, una ha scelto di mollare gli studi per dedicarsi totalmente al lavoro e l’altra studia e lavora. Per tutte e due, però, c’è il dramma della cassa integrazione: “Rappresenta solo il 40 per cento dello stipendio, se non fosse per le nostre famiglie non riusciremmo a pagarci l’affitto”, dicono, all’unisono, le giovani lavoratrici.Raccontano di sacrifici, tanti, fatti per poter avere un posto di lavoro. Anita ha la sua famiglia a tanti chilometri di distanza, Asmaa idem. “Certo, capita che nei locali non tutti i clienti rispwtitnle regole anti Covid, ma sono comunque pochi. Perché in zona bianca ci hanno fatto lavorare e invece in zona rossa o arancione no?”. Da lunedì Anita e Asmaa continueranno a restare distanti dai loro luoghi di lavoro, nella speranza che presto arrivi la zona gialla. Un giudizio sui colori attribuiti dal Governo alle varie regioni a seconda dei contagi e degli altri parametri legati al virus? Quello più colorito, viene proprio da dire, lo fornisce Anita: “Sono i colori del pagliaccio”. Ironia a parte, la richiesta al Governo è una: “Chiarezza, trasparenza. E delle regole che possano tutelarci e permetterci di vivere”.

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