Due ragazze positive (una studentessa universitaria di 23 anni e un’insegnante di ventotto), un uomo di 55 anni in attesa di poter fare il tampone e una donna, 48 anni, che preferisce attendere prima di poter “correre il rischio” di restare chissà quanti altri giorni chiusa in casa. È questo il “quadro della situazione” di una famiglia di Cagliari, tenuta sotto scacco dal Covid dal diciotto ottobre scorso: “In quella data una delle due ragazze ha accusato i primi sintomi”, racconta il padre, Michele C., 55 anni. Poi, il tampone a pagamento per lei e quello alla Cittadella della salute di via Romagna per la sorella: entrambi positivi. Nel mezzo, tante telefonate effettuate ed email spedite ad Ats e Usca. Risposte? “Nessuna. Venerdì andrò a fare il test a pagamento”, racconta l’uomo. “Mi costerà cinquanta euro, lo farà anche mia moglie. Se contiamo anche quelli fatti dalle mie figlie, la spesa finale è di 170 euro: un’ingiustizia, visto che dovrebbero essere fatti, a domicilio, gratuitamente”. La famiglia vive chiusa in casa da quasi un mese: “Abbiamo anche un cane, un pinscher, che non può uscire nemmeno se fosse tenuto al guinzaglio da un estraneo”. Per la spesa “ci aiutano i vicini. Ma questa non è vita”, tuona il 53enne. Che, alla nostra redazione, ha inviato una lettera dettagliata, dove viene ripercorso quello che lui stesso definisce un “calvario”. Ecco, di seguito, alcuni stralci.

“Voglio segnalare anch’io la carenza della sanità Sardegna in merito alla tempestività nell’effettuare i tamponi molecolari, o meglio di contattare le persone in quarantena. Siamo prigionieri del sistema Sanitario Sardo. Chiusi in casa senza essere contattati da nessuna struttura sanitaria, quale ATS, Igiene e Sanità Pubblica, Usca. Non racconto il calvario precedente che sta subendo la mia famiglia da isolamento fiduciario, vado subito in data 29 ottobre. Mia figlia effettua un tampone antigenico a pagamento risultato positivo. Viene segnalata alla struttura sanitaria sarda per il tampone molecolare. Sono trascorsi 12 giorni e non è stata contattata da nessuno. Un’altra mia figlia insegnante, viene segnalata dalla scuola dopo che un alunno è risultato positivo. Dopo qualche giorno, a quest’ultima mia figlia, arriva una lettera di invito a presentarsi il 31 ottobre presso la Cittadella della salute in via Romagna. Effettua il tampone molecolare, e dopo 6 giorni, non dopo 72 ore come previsto, tramite il fascicolo elettronico, viene a conoscenza del risultato: positivo al Covid-19. Ad oggi non l’ha chiamata nessuno per sapere eventuali contatti, come stesse di salute e quando rifare il secondo tampone (il quale si dovrebbe ripetere dopo 10 giorni dal primo). Anch’io genitore, dopo aver avuto qualche sintomo, sono stato segnalato dal medico di famiglia il 30 ottobre per il tampone molecolare. Ad oggi, anche per me, nessun contatto. Naturalmente fin dal primo giorno delle segnalazioni inizio a telefonare componendo vari numeri e mail. Nessuno, dico nessuno che risponde alle chiamate. L’unico numero al quale rispondono è quello dell’Ats, l’800311377, i quali gli operatori comunicano che per sapere se la segnalazione sia andata a buon fine e altro riguardante il Covid-19, bisogna contattare l’ufficio di Igiene e Sanità Pubblica. I recapiti di quest’ultimo ufficio pubblicati nel sito dell’Ats, sono il 3771496041 solo WhatsApp, oppure una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Credetemi, mi sono stancato di chiamare tutti i giorni ed inviare mail. Oltre a questi ultimi contatti, sono riuscito ad accumulare altri 6 numeri, compreso il numero della segreteria dell’ufficio Igiene e Sanità Pubblica ed una Pec. Non risponde nessuno, squillano a vuoto. Ma negli uffici non c’è nessuno? Non penso che stiano tutti lavorando in smart working.  Nella lettera dell’invito ad effettuare il tampone molecolare della mia figlia, nell’ultima riga il medico, del quale non faccio il nome, scrive ‘restiamo a disposizioni per informazioni al numero 33987…’.  Sembra una presa in giro, squilla senza risposta, dopo alcuni squilli, chiudono. Conclusione, 4 persone di cui 2 positivi accertati chiusi in casa. Sicuramente, come ho letto in altri articoli, ci sono famiglie che attendono la chiamata con attesa molto più lunga della mia. Questa è la realtà in Sardegna. Rimaniamo chiusi in casa, prima o poi passerà”.

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