C’è un nuovo atto, concreto, legato allo scandalo del Microcitemico di Cagliari. Francesca Ziccheddu, presidentessa dell’Asgop, ha depositato un esposto alla Procura. Il caso è quello dello scorso primo agosto: sette bimbi rischiavano di restare senza cure, le mamme hanno dovuto chiamare i carabinieri che sono arrivati nell’ospedale di via Jenner. L’Ats aveva minimizzato, parlando di un “cortocircuito nella comunicazione con i genitori” e rimarcando il fatto che “le cure sono state eseguite”. Ma più di una mamma ha ribadito che “solo dopo l’arrivo di militari i nostri figli hanno potuto ricevere le cure previste”. Si è scatenato un putiferio, la commissione Sanità ha previsto di riaccorpare il Brotzu con il Microcitemico ma, un paio di giorni fa, è arrivata l’aggiornamento: se ne riparlerà a settembre. Oggi l’esposto della Ziccheddu: “Ci sono due strade per ottenere qualcosa. Io conosco soltanto quella di far valere i diritti costituzionali. Io voglio che sia garantito il diritto alle cure sancito dalla nostra Costituzione. Oggi abbiamo depositato in Procura un esposto in cui si raccontano i gravi fatti avvenuti il primo agosto, fatti che hanno spinto le mamme dei pazienti di Oncoematologia pediatrica a chiamare i carabinieri, ma anche alcuni dei tanti episodi che hanno preceduto e seguito quella giornata”.  “Infatti, è stato il succedersi degli episodi, la mancanza strutturale dell’organizzazione per risolverli che ha portato le mamme al gesto estremo di chiamare le forze dell’ordine per far valere il diritto alle cure dei loro figli”, continua la Ziccheddu. “La responsabilità dello scempio in cui versa la sanità in Sardegna è sotto gli occhi di tutti ed è solo ed esclusivamente una responsabilità politica. La responsabilità e le colpe sono di chi ha votato la legge di riforma della sanità regionale senza neanche leggerla, senza conoscere le realtà, senza ascoltare i medici che operano in quelle realtà né le associazioni di pazienti coinvolte, di chi ha determinato questo sfascio senza nessuna programmazione organizzativa. Noi pretendiamo soluzioni, noi pretendiamo un servizio sanitario nazionale funzionante. Noi pretendiamo cure per i pazienti e condizioni di lavoro umane per tutti i medici, infermieri e personale delle strutture ospedaliere. Rifiutiamo la logica di dover pagare, cercare strade secondarie, chiedere favori a chicchessia per far valere i diritti che ci vengono negati per pura incapacità o volontà di distruggere un sistema sanitario nazionale per spianare la strada alla sanità privata. La salute non si compra e non si vende”.

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