Due fotografie, due situazioni quasi simili. Ore 19:30: in piazza Garibaldi a Cagliari un gruppo di venti ragazzini gioca a pallone e parla sopra uno dei muretti davanti al Riva. Mascherine? Nemmeno l’ombra. Qualcuno sorseggia un drink seduto nelle panchine della pizza, naso e bocca sono scoperti. Certo, ci sono anche le eccezioni, ma a prima vista sembra che il termine sia proprio azzeccato: eccezioni. Il discorso cambia quando si butta un’occhiata tra i tavolini di locali e bar: lì, le mascherine sono la regola. Da oggi e sino al sette settembre prossimo la mascherina è obbligatoria dalle diciotto alle sei anche nei luoghi pubblici dove ci può essere il rischio di assembramenti. Molti cagliaritani, però, sembra che se ne stiano infischiando. “Sì, servono più controlli, i controlli servono sempre. Le persone che vengono da noi rispettano le regole perchè le facciamo rispettare, ma i ragazzini un po’ meno”, spiega Mosè Corso, presidente dell’associazione dei commercianti della piazza. “I giovani credono, magari, che sia un gioco. Ma bisogna tenere duro e specificare ai ragazzi che è una cosa necessaria. Noi lo spieghiamo ai ragazzi che è necessario quando entrano nei negozi, bisognerebbe andargli incontro e spiegargli le cose”.

E in piazza Yenne, scene più o meno identiche. Clienti tutti con la mascherina, ovviamente calata sul mento mentre mangiano un panino o gustano un gelato al bancone o nei tavolini esterni di bar e gelaterie, nelle panchine regna più l’anarchia del giusto rispetto delle regole: “Perchè, soprattutto oggi, non fanno più controlli le Forze dell’ordine, come all’inizio del lockdown?”, chiede Giuseppe Giamberduca, storico gelataio della piazza. “Alcuni clienti volevano consumare ma non avevano la mascherina, non li abbiamo fatti entrare e non li abbiamo fatti accomodare ai tavolini, e si sono anche lamentati. Sono vicino ai miei colleghi del mondo delle discoteche, ma dico no alle guerre: ho sentito delle cose non carine, qualcuno vuole fare filmati in piazza Yenne o nelle piazze molto frequentate in città, dove capisco che il problema persista perchè la gente va in giro senza mascherine e ci sono assembramenti. Ma se stiamo un po’ più uniti possiamo avere risultati migliori”.

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