La rabbia e la disperazione dei duecento lavoratori della Cict, fermi da mesi, infuoca tutto il porto di Cagliari. Blitz a sorpresa di gran parte dei portuali sotto le finestre dell’Authority, proprio mentre era in corso una videoconferenza tra i piani alti dell’Autorità portuale e i sindacati, in vista delle prossime mosse e, anche, del sit in di protesta di domani, sulla scalinata di Bonaria. Fermi al palo da mesi, tutti con la Naspi (la disoccupazione, ogni mese che passa la cifra si assottiglia sempre di più) i portuali hanno chiesto a gran voce di poter tornare a lavorare. Nei loro volti si scorge tutta la preoccupazione di un porto “fermo” per quanto riguarda il settore della movimentazione delle merci. E ogni giorno che passa, a quanto pare, le nubi si fanno sempre più nere.

 

Stefania Pinna è una delle lavoratrici della Cict: “Lavoravo sin dal 2003, attendiamo risposte da due anni e abbiamo avuto tante prese in giro, dalla Regione e dall’Autorità portuale. Gestivo il magazzino in attesa di una promozione, ho sempre lavorato col massimo impegno. La Naspi va ogni mese a diminuire, ci avevano promesso di tutelare il nostro reddito. Non voglio sussidi, ma lavorare”, spiega. Cartello appeso al collo con la scritta “Vogliamo il nostro porto” c’è anche Loredana Monari: “Ho lavorato per vent’anni al porto industriale, la Naspi diminuisce mese dopo mese, sarà solo per ventiquattro mesi e ne sono passati già cinque. Ho due bambini e un mutuo da pagare, sono disperata: sinora solo promesse, fatti zero. Siamo in duecento, più tutto l’indotto: siamo stanchi di parole e promesse, si trovi una soluzione al più presto”.

L'articolo Cagliari, blitz al porto dei lavoratori disperati: “Fermi da mesi, fateci lavorare” proviene da Casteddu On line.

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