Attacco ai regionali, l’assessore al Turismo costretto a scusarsi
Gianni Chessa in una videoconferenza aveva scaricato sul personale in smartworking le colpe dei ritardi

Gianni Chessa, assessore regionale al Turismo

Hanno creato un caso politico le dichiarazioni dell’assessore regionale al Turismo, Artigianato e Commercio, il sardista Gianni Chessa, che il 19 aprile, intervenendo in videoconferenza in una seduta del Consiglio comunale di Dorgali, ha speso parole pesanti nei confronti dei dipendenti regionali, in smart working a causa del Covid.

Forse l’assessore non sapeva che il Comune di Dorgali pubblica su YouTube i video delle sedute di Consiglio. Fatto sta che quando la notizia della sua sortita ha incominciato a circolare – e il video ovviamente non lasciava spazio a smentite – si è scatenata la bufera. Il consigliere regionale Eugenio Lai (LeU) gliene ha chiesto conto pubblicamente in una delle ultime sedute dell’Assemblea sarda.

Ieri anche il gruppo dei Progressisti ha preso di mira l’assessore loquace e la sua maggioranza: “La produttività delle dipendenti e dei dipendenti regionali non è in discussione, sono invece inesistenti le capacità, la professionalità, le competenze, lo stile, l’educazione istituzionale, la capacità di lavoro della Giunta e del Presidente. Per non parlare della conoscenza e del rispetto delle leggi e delle regole”.

“Se la macchina amministrativa è andata avanti, con tutte le difficoltà del caso dovute alla pandemia, è grazie al lavoro quotidiano di chi ha svolto le proprie mansioni anche con il lavoro a distanza”, scrivono i Progressisti. “Risultati raggiunti realmente, non le bugie raccontate con comunicati e annunci dalla Giunta e dal Presidente. Se l’obiettivo delle dichiarazioni dell’assessore durante il Consiglio comunale di Dorgali era invece quello di migliorare la strada verso l’approvazione della legge sul poltronificio in discussione in Consiglio regionale, è necessario ricordargli che non è bene sputare sul piatto in cui si mangia: gli assessori passano, i lavoratori restano”.

Su una delle questioni concrete sollevate da Chessa, i Progressisti hanno risposto con una frecciata: “Se usufruiscono dei buoni pasto è perché, a differenza di alcuni direttori generali, non fanno parte di quella cerchia ristretta di ‘amici’ che possono avere accesso ai pranzi esclusivi di Sardara”.

Ma l’attacco più pesante – con la richiesta di scuse o di dimissioni – è arrivato dai sindacati del comparto Regione. Un primo gruppo di cinque sigle (Cgil–Fp, Uil-Fp, SDIRS, SADiRS e SiAD) in una lettera indirizzata al presidente Solinas, all’assessora del Personale e ai capigruppo in Consiglio ha scritto che “solo le pubbliche scuse dell’assessore Chessa potrebbero restituire un po’ di dignità al ruolo che occupa, che con le sue parole ha gravemente offeso. Altrimenti si dimetta, o venga revocato dal presidente della Giunta”.

Secondo i cinque sindacati, se Chessa “ha dei dubbi sul verificarsi di comportamenti anomali che descrive con tanta certezza, ha l’obbligo e gli strumenti per verificarne la reale sussistenza, diversamente è meglio che cambi mestiere”. Nel loro documento, oltre al link del video integrale su YouTube, i cinque sindacati hanno riportato alcune frasi “altamente qualificanti del Chessa-pensiero”, con l’indicazione del minuto esatto in cui sono state pronunciate.

L’assessore ad esempio si è lamentato di non poter tenere d’occhio i dipendenti, a distanza  (“Sapete che non hanno i computer con le videocamere? Non possono essere controllati!”) e sembra farne una colpa alla collega responsabile del Personale, Valeria Satta: “Però chi è che ha messo i dipendenti pubblici in smart working a casa? … Fanno una percentuale di lavoro irrisorio! È chiaro che c’è un rallentamento se si lascia la gente a casa! Perché io devo venire a lavorare, sono qui tutti i giorni e loro no? Qual è la differenza? Ditemelo. L’unico piano che lavora in questo Assessorato è il quarto piano. Perché gli altri devono stare a casa? Boh! Non capisco”.

Cisl-Fp e FeDRO hanno fatto un documento congiunto in cui chiedono a Chessa di “fare chiarezza sulle sue gravi dichiarazioni” e gli fanno notare che, “come attesta lo stesso direttore generale del Personale, la produttività dei dipendenti RAS durante la pandemia è aumentata. La Regione non si è fermata, i dipendenti hanno continuato a garantire i servizi anche da casa con i propri mezzi, a proprie spese (linee telefoniche, energia elettrica, riscaldamento, e spesso comprando a proprie spese computer portatili), senza limiti di orario e reperibilità nell’intera giornata. Ben oltre, quindi, il classico orario d’ufficio”.

Smontando un’altra delle accuse dell’assessore Chessa (“Adesso ci sono i bandi, uno parte stasera o domani mattina, se il Sibar funziona, perché non funziona nemmeno il Sibar, tanto sono a casa, a questi non gliene frega niente!”) i due sindacati gli spiegano che “i dipendenti regionali non c’entrano niente con il malfunzionamento del sistema SIBAR (gestito totalmente da una società esterna), il quale ha creato parecchi problemi con perdita di tempo, per gestire e lavorare sulle diverse pratiche”.

Dopo la diffusione dei comunicati, è arrivata rapidissima la risposta dell’assessore Chessa, con una dichiarazione protocollata dall’ufficio di gabinetto dell’Assessorato al Turismo, indirizzata alle organizzazioni sindacali e intitolata “Rammarico e scuse ufficiali”.

“Scrivo queste righe per rappresentare a tutti i dipendenti della Regione Sardegna il mio profondo rammarico per le parole che ho utilizzato nel corso della seduta del Consiglio Comunale del Comune di Dorgali dello scorso 19 aprile”, scrive Gianni Chessa. “Nutro il massimo rispetto per i dipendenti della Regione e, specificamente, per quelli del mio assessorato, e sono consapevole dei sacrifici e disagi ai quali si sono sottoposti soprattutto nel corso dell’ultimo anno”.

“Le mie parole erano il frutto non di un mancato riconoscimento del lavoro svolto, ma della frustrazione nel continuare a vedere che, a causa della pandemia, gli uffici sono costretti a lavorare sempre in un regime di emergenza, ciò che comporta necessariamente (ma per cause che non dipendono dall’impegno dei dipendenti) un rallentamento della macchina amministrativa e, quindi, l’impossibilità di raggiungere tutti i risultati che, come Giunta e come Assessorato avevamo programmato. Mi rendo conto che le mie parole sono risultate fuori luogo”.

“Chi mi conosce sa che è nel mio carattere utilizzare spesso espressioni simboliche e colorite, per enfatizzare i miei discorsi. In questo caso, lo riconosco, è venuto fuori un pensiero che non mi appartiene e pertanto ribadisco a tutti le mie scuse”.

Difficile che la questione si chiuda qui, considerando anche le reazioni ostili ai dipendenti regionali apparse ieri sui social: al massimo sarà una tregua.

Sabato, 24 aprile 2021

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Fonte: Link Oristano

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