Suni

Il gruppo Uniti per Suni chiede che si sospenda l’installazione e si lavori prima a un regolamento 

L’installazione di un ripetitore di telefonia mobile sta creando malumori a Suni, dove la minoranza in Consiglio comunale contesta i rischi per la salute pubblica e la negazione del diritto di opposizione.

“L’installazione di un ripetitore a così poca distanza dalle case e dai luoghi della vita quotidiana del nostro paese sta destando non poche preoccupazioni nei nostri cittadini”, scrivono in una notai consiglieri del gruppo Uniti per Suni, composto da Pier Tonio Pinna (Capogruppo), Antonio Erre, Emanuele Ruggiu e Caterina Obinu, che hanno presentanto una mozione chiedendo di discutere con urgenza la questione nella prossima assemblea civica.

“In questi giorni abbiamo assistito quasi attoniti all’esecuzione dei lavori in una zona del paese molto popolata”, scrivono ancora i quattro consiglieri. “Tutta la cittadinanza si è ritrovata ad assistere all’avvio del cantiere in corrispondenza temporale con la pubblicazione dell’atto di autorizzazione: senza avere quindi garantito il diritto di opposizione prima dell’esecuzione dei lavori stessi”.

Il gruppo Uniti per Suni contesta al sindaco di aver concesso l’autorizzazione “con troppa facilità e senza valutare molti aspetti legati alla salute e al futuro del paese”.

“In più il Comune di Suni non risulta in regola con la normativa nazionale di settore che demanda alle regioni l’esercizio delle funzioni relative all’individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per telefonia mobile, degli impianti radioelettrici e degli impianti per radiodiffusione”, aggiungono i consiglieri, che spiegano: “La Regione Sardegna ha recepito la normativa nazionale con l’emanazione delle Direttive Regionali in materia di inquinamento elettromagnetico, approvate con Delibera G.R. n. 12/24 del 25.3.2010, con la quale vengono forniti indirizzi e indicazioni ai Comuni ai fini della redazione e adozione del Regolamento comunale per l’installazione degli impianti fissi per le telecomunicazioni e la radiotelevisione che generano campi elettromagnetici, previsto dall’art. 8 della legge 36/2001 e dalla legge regionale 9/2006 (conferimento di funzioni e compiti agli enti locali), al fine di assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”.

“In questa situazione ed in assenza del regolamento previsto dalla legge”, contestano, “sarebbe stato più opportuno evitare di concedere l’autorizzazione per l’installazione di un’antenna generatrice di campi magnetici potenzialmente cancerogeni, a pochi metri dalle case”.

“Per comprendere quanto queste preoccupazioni siano fondate è necessario esaminare lo stato delle conoscenze scientifiche circa gli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici a radiofrequenza, distinguendo tra effetti a breve termine ed effetti a lungo termine, questi ultimi non accertati nonostante i numerosissimi studi scientifici condotti al riguardo”, incalzano Pinna, Erre, Ruggiu e Obinu, citando l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, che classifica i campi elettromagnetici come “possibilmente cancerogeni per gli esseri umani”.

“Ciò significa che non è possibile negare a priori, sulla base di evidenze scientifiche, che l’esposizione a campi elettromagnetici, seppur nel limite dei parametri di legge, non sia dannosa per l’essere umano”, continuano. “L’introduzione della tecnologia di telefonia mobile di quinta generazione (5G) darà luogo a nuovi scenari di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con ulteriori possibili rischi per la salute connessi alle emissioni elettromagnetiche”.

Il gruppo uniti per Suni chiede, dunque, che “prima di autorizzare con leggerezza questo tipo di installazioni, il Comune si doti di un regolamento univoco”.

“Solo in questo modo lo stesso potrà veramente acquisire il ruolo di arbitro e decisore demandato dalla Legge, nella sua veste autorevole di soggetto che autorizza/nega la localizzazione degli impianti in determinati ambiti”, spiegano chiedendo anche che “nel contempo, in attesa di adottare il provvedimento, si blocchi ogni autorizzazione concessa”.

“In questo modo i Comuni sono in grado di regolare e mitigare l’installazione di antenne sui terreni privati all’interno e in prossimità del centro abitato, sovrapponendo prima di tutto la salute dei cittadini all’interesse economico del privato e in secondo luogo potendo beneficiare di introiti dovuti ai canoni di locazione sui terreni comunali, nell’interesse della collettività, dal momento che il comune incasserebbe somme da poter spendere per tutta la comunità”, concludono i consiglieri. “Oltre al danno per la salute, un possibile danno economico con l’inevitabile svalutazione delle zone limitrofe e il danno paesaggistico in uno dei punti più esposti turisticamente del centro abitato.

Mercoledì, 24 novembre 2021

Fonte: Link Oristano

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