Zaia, didattica a distanza scuole aiuterebbe trasporto pubblico

(ANSA) - VENEZIA, 13 OTT - Anche il Veneto sembra tornato nei 'numeri Covid' all'emergenza di marzo-aprile scorsi, ma nonostante i 485 nuovi contagi odierni, e l'aumento dei ricoveri, il sistema sanitario regionale regge senza problemi.

E' stato il governatore Luca Zaia, dopo l'estenuante confronto Regioni-Governo di ieri sulle misure del nuovo Dpcm, a confermare che "al momento non c'è emergenza sanitaria negli ospedali del Veneto". Si comincia però - ha confermato Zaia - a sentire "un po' di pressione perchè ci sono 362 ricovenrati, e 41 in terapia intensiva". La Regione sta monitorando il trend e la crescita della curva dei nuovi infetti, che tuttavia - ha sottolineato Zaia - "nel 97% dei casi non hanno sintomi". Gli ospedali della regione dispongono di complessivi 464 posti in terapia intensiva,, che possono in caso di necessità raggiungere quota mille. Il bilancio da inizio epidemia fa però impressione: 32.316 positivi, e 2.226 vittime, 7 in più di ieri. (+7). I soggetti in isolamento domiciliare sono saliti a 11.683 (+664), dei quali 3.705 positivi.

Il tema del Covid non si ferma naturalmente alla sanità. E a proposito dei fronti più caldi, Zaia ha confermato di essere stato lui a sollevare durante il confronto con Palazzo Chigi il problema delle scuole, o meglio la proposta di tornare alla didattica a distanza per le ultime 2-3 classi delle superiori.

Questo semplicemente per far calare la pressione sul trasporto pubblico, utilizzato quotidianamente in Veneto da oltre 700mila ragazzi. "La ministra Azzolina ha detto 'non se ne parla',. Ok - ha risposto Zaia - vedremo, speriamo di non doverci ritrovare a chiudere le scuole".

Il Covid diventa talvolta cronaca giudiziaria. A Belluno la Procura ha indagato per epidemia colposa aggravata il primario di Otorinolaringoiatria dell'ospedale 'San Martino' che aveva continuato a lavorare in corsia per 6 giorni nonostante presentasse i sintomi del virus, contratto probabilmente in un viaggio in Thailandia, a febbraio. Il medico si era fermato solo di fronte all'esito positivo del tampone. Intanto l'ospedale aveva registrato il primo focolaio Covid, con 4 contagiati.

(ANSA).

Fonte: La Nuova Sardegna

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