Ha imparato a conoscere i corridoi e le stanze del Policlinico di Monserrato da circa due anni, Annarita Bonfasto, 54enne di Sestu. Un passato da centralinista del radiotaxi, da quando le è venuto il morbo di Chron ha dovuto smettere di lavorare. E, da quasi ventiquattro mesi, è stomizzata. E così sarà per sempre: dovrà convivere con una sacchetta attaccata al suo corpo. Con l’emergenza Covid, anche i casi come il suo sono finiti nel gigantesco “pentolone” dei ritardi e delle lungaggini mediche: “Non c’è solo il Covid, esistiamo anche noi. Al Policlinico di Monserrato hanno aperto un ambulatorio nuovo, ma per gli appuntamenti siamo sempre in ritardo. Se devo farmi fare una medicazione o, per esempio, cambiarmi le sacche, i tempi di risposta sono lunghi”, spiega. “Ho avuto dei consulti telefonici con gli infermieri, molto disponibili, in alcuni casi la situazione era urgente e, per essere visitata dai dottori, ho dovuto attendere anche una settimana. Normalmente, devo andare per le visite due volte l’anno”, osserva la Bonfasto.

 

“La sacchetta sarà per sempre la mia compagna di vita, voglio un riconoscimento da parte dell’Inps perché sono invalida al cento per cento. Prendo solo un assegno da 290 euro, non basta. Devono fare una legge ad hoc per riconoscerci l’invalidità civile, in modo da poter avere almeno seicento euro. Così non si può vivere, dove sono i nostri diritti?”.

L'articolo Annarita di Sestu, stomizzata: “Disoccupata e senza l’invalidità, prendo solo 290 euro al mese” proviene da Casteddu On line.

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