Il 14 agosto l’aggressione a colpi di casco a Rossano Murtas, titolare di Kephas. Ieri notte il fuoco che distrugge i maxi mastelli e danneggia il portone d’ingresso del Foghorn’s di Massimo Melis: un fatto, quest’ultimo, che per lo stesso Melis potrebbe anche essere legato “a un’intimidazione”. Due episodi, certificati, in poco più di due settimane. Senza contare quelli che non sono saliti alla ribalta delle cronache, come “due vasi di fiori portati via due notti fa, erano davanti ad un negozio”, come racconta Roberto Cinus, uno degli storici ristoratori del Corso Vittorio. In uno dei “cuori” della movida cagliaritana, il tema della sicurezza ritorna d’attualità. Dopo il lockdown, tra tavolini in più ed eventi pubblici in agenda, seppur nel rispetto del distanziamento sociale, hanno rianimato la strada pedonale. E gli ultimi due episodi avvenuti – l’aggressione e l’incendio – portano i commercianti a chiedere “più controlli”. Per poter lavorare tranquillamente dopo mesi di chiusura per Covid, certo, ma anche per non correre il rischio che una parte dei cagliaritani smetta di frequentare la lunga strada pedonale da piazza Yenne all’angolo con il viale Merello.

Antonello Ghiani, ristoratore e presidente dell’associazione Corso Vittorio, raggruppa 45 titolari di attività produttive, è sicuro: “Dopo il titolare di una pizzeria, aggredito, l’incendio dei cassonetti di un locale. Mi auguro solo che sia un atto vandalico e non intimidatorio”. Sarebbe, però, una magra consolazione: “Certo. Stiamo chiedendo più controlli al Comune, più vigili e Forze dell’ordine. Vorremmo che venga ripristinato il carabiniere di quartiere. Purtroppo abbiamo sempre le solite risposte: non abbiamo uomini da mandare. Abbiamo timore e paura, ogni giorno c’è la preoccupazione di ciò che potrebbe accadere, magari proprio a me o a un mio collega. Sono situazioni brutte, vogliamo più sicurezza”. Tre parole, le ultime pronunciate da Ghiani, che vengono sposate in pieno da Roberto Cinus, da 34 anni alla guida di un famoso ristorante nel Corso: “Non si sono visti ancora grandi controlli, servono anche per noi, per vedere se stiamo lavorando bene e con i giusti distanziamenti”. E l’incendio ai mastelli? “Penso sia stato fatto da gente che passa, magari un po’ alticcia. Una stupidaggine, come quando due notti fa hanno rubato due vasi di fiori dal negozio che ho di fronte”. Nessuna giustificazione per chi ha compiuto questi atti, ovviamente: “Un po’ di controlli servono, comunque. La strada è frequentata ed è piena di locali, c’è qualcuno che passa un po’ alticcio o che cerca di rubacchiare qualcosa”, osserva Cinus, “sono fatti che, in una città, capitano”.

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