Accessi ingiustificati al protocollo informatico, legittimo il licenziamento
La Cassazione ha confermato la regolarità del provvedimento del Comune di Zerfaliu

Il Comune di Zerfaliu aveva diritto di licenziare l’assistente sociale che – in orario di lavoro e senza un motivo giustificato da ragioni d’ufficio – aveva effettuato migliaia di accessi al protocollo informatico dell’ente. La sezione Lavoro civile della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal legale della donna contro la sentenza della Corte d’Appello di Cagliari, che aveva ritenuto adeguata la sanzione del licenziamento da parte del Comune. Ma la conclusione della vicenda giudiziaria è arrivata tardi: la dipendente licenziata era morta nel 2018, dopo un lungo periodo di malattia.

La sentenza 3819/2021 è stata pubblicata il 15 febbraio e resa nota dal sindaco Pinuccio Chelo. “Abbiamo ricevuto la notifica nei giorni scorsi”, dice il sindaco Chelo. “Questa sentenza non mi rende felice, ma accresce la mia fiducia nella giustizia. Avevo fatto solo il mio dovere di sindaco, e per questo motivo sono stato attaccato per anni. Non sono un uomo che criminalizza le persone, ma è giusto chiarire come fossero andate realmente le cose”.

La vicenda a Zerfaliu era venuta alla luce nel 2014. Una segnalazione interna aveva fatto scattare una verifica sul protocollo informatico del Comune: qualcuno aveva notato accessi anomali. L’analisi dei dati effettuata dalla società fornitrice del software e dal gestore dell’assistenza tecnica aveva confermato i sospetti e individuato la responsabile. La donna tra il giugno 2013 e il maggio 2014 aveva effettuato 2.138 accessi al protocollo del Comune.

A settembre 2014, a conclusione di un procedimento disciplinare per accesso abusivo al sistema informatico del Comune, l’assistente sociale era stata licenziata. Ma la lettera di licenziamento non era stata mai formalmente notificata, perché la dipendente era si era messa in malattia ed era poi deceduta prima della data in cui avrebbe dovuto ripresentarsi al lavoro.

Pinuccio Chelo

La questione comunque era andata avanti nelle aule di giustizia, con un primo annullamento del licenziamento. La sentenza della Cassazione ricorda che, mentre il Tribunale di Oristano “aveva ritenuto la sanzione non proporzionata all’illecito, perché la dipendente non aveva utilizzato credenziali non proprie e perché gli accessi non avevano recato danni all’Amministrazione, né aveva comportato la divulgazione di notizie che dovevano rimanere riservate, il giudice d’appello non ha condiviso tale valutazione”.

Secondo la Corte d’Appello di Cagliari (la sentenza era dell’11 giugno 2018), il vincolo fiduciario tra il Comune di Zerfaliu e la dipendente era stato violato, pur in assenza di danno patrimoniale, in considerazione del gran numero di accessi operati dalla lavoratrice, della loro estraneità ai compiti che le erano assegnati e dell’utilizzo improprio del tempo lavorativo. Accolto quindi il ricorso presentato dal Comune, rappresentato dall’avvocato Luca Casula, e rigettato l’annullamento del licenziamento. Ora la Cassazione confermato la sentenza d’appello.

Dalle carte risulta che i maggiori accessi ai documenti del protocollo erano avvenuti in concomitanza con le prime richieste di chiarimento all’assistente sociale relativamente a un progetto denominato POI, che interessava i comuni di Zerfaliu, Solarussa e Siamaggiore.

Lunedì, 1° marzo 2021

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Fonte: Link Oristano

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