Terralba

Iniziativa di un gruppo di genitori e cittadini 

Almeno una sezione a tempo pieno nelle scuole primarie del Comune di Terralba, a partire dal prossimo anno scolastico.

Lo chiedono alcuni cittadini tramite una raccolta firme – promossa da Nicola Aramu e Patrizia Arminante – per per richiedere un tavolo di discussione tra Ente Locale, Istituzioni Scolastiche e Rappresentanti dei genitori/cittadini.

L’apertura di sezioni di scuola elementare a tempo pieno, con due insegnanti su una classe, 40 ore settimanali e 4 ore di compresenza, è sostenuta dai richiedenti con motivazioni di “natura pedagogica, quali didattica a tempi distesi, socializzazione e possibilità di svolgere attività laboratoriali”; ma anche sia sociali, tra le quali vengono elencate la “necessità di avere i bambini in strutture pubbliche e di qualità per famiglie con lavori sempre più precari e flessibili”.

“La richiesta”, spiegano i promotori, “fa riferimento alle possibilità esplicitamente previste dal DPR 82/2009 art. 4 e si ispira inoltre all’Audizione programmatica del 29 giugno 2006 dell’allora ministro dell’Istruzione Fioroni alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati”.

Oltre che su supporto cartaceo, la raccolta firme è anche online sulla piattaforma Change.org.

Di seguito il testo completo della lettera sottoscritta da alcuni cittadini di Terralba.

Da molti anni a questa parte, a fasi alterne a dire il vero, torna alla ribalta l’annuncio di una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa dare effettiva possibilità alle famiglie, e soprattutto alle donne, di inserirsi nel mercato del lavoro.

Proposta che se però resta correlata solo alla questione lavorativa dei genitori rischia di depotenziare la richiesta stessa, non ponendo sotto la giusta luce un altro importantissimo aspetto che è emerso prepotentemente durante il periodo della didattica a distanza: l’impellente necessità di più scuola per i propri figli perché essenziale è il ruolo riconosciuto all’istruzione pubblica nella crescita culturale, sociale e dunque anche economica del paese.

Questa visione prospettica della società e dell’istruzione, sia nella scuola primaria che in quella secondaria di primo grado, rappresenterebbe un segno di svolta ed un investimento di grande importanza, soprattutto in questi tempi in cui si dettagliano i termini di spesa del grande flusso di finanziamenti derivanti dal PNRR.

Nel piano nazionale sono stati stanziati infatti circa 960 milioni di euro, per finanziare l’estensione del tempo pieno – anche attraverso la costruzione o la ristrutturazione degli spazi di 1000 mense entro il 2026 – e 300 milioni di euro per potenziare le infrastrutture per lo sport, già dalle prime classi delle primarie, costruendo o adeguando 400 edifici perché diventino palestre. 

Vorremmo che fosse restituita la priorità che merita al drammatico bisogno di istruzione del nostro paese per la costruzione di un futuro socialmente più equo, responsabile ed ecologicamente meno distruttivo.

Gli ultimi dati pubblicati ci dicono che in Italia due terzi delle ragazze e dei ragazzi che frequentano la scuola di base sono esclusi del tempo pieno e l’aspetto più grave è che questa riduzione d’orario è concentrata nelle Regioni dove la dispersione scolastica arriva a percentuali spaventose che superano il 30 per cento.

Un bambino lombardo può contare su 40 ore di scuola settimanali, mentre in Sicilia il 92,8 per cento degli alunni deve accontentarsi di sole 27 ore, che in rari casi diventano 30, nella nostra Sardegna solo il 34 per cento circa della popolazione scolastica vede riconosciuto questo diritto.

Siamo consci che troveremo numerose resistenze all’idea di puntare su un’estensione del tempo pieno negli istituti scolastici del nostro paese. Da parte di tutti gli attori in campo probabilmente.

Nonostante ciò vogliamo intraprendere questa battaglia e nel farlo proviamo ad esporre le motivazioni che sostanziano la nostra richiesta.

– Durante la clausura forzata imposta dalla pandemia è emerso in modo evidente quanto l’ambito casalingo si sia rivelato più ingiusto della scuola perché ha palesato disparità che spesso ha voluto dire discriminazione. Più tempo bambine e bambini possono trascorrere in luoghi pubblici ricchi di stimoli e proposte, più tempo ragazze e ragazzi hanno modo di studiare, ricercare insieme e confrontarsi in un corpo a corpo vivace con la cultura, più libertà di scelta avranno nel costruire in autonomia e libertà il proprio futuro.

– Avere più tempo a disposizione a scuola limita drasticamente l’eventualità di inondare bambini e ragazzi, fin dalle prime classi, di compiti a casa che spesso costringono i genitori (quasi sempre le donne) a un impegno e a una funzione non loro, che spesso crea dissapori e appesantisce le relazione familiari.

– Capitolo mense: godere di un pasto comune, che per inciso dovrebbe essere totalmente gratuito per chi ne ha bisogno, va incontro alle esigenze delle decine di bambini e ragazzi che si trovano a vivere in condizioni di povertà assoluta. Le mense, che sono a pieno titolo anche un momento formativo creerebbero tralaltro occupazione e contribuirebbero a sostenere il passaggio a un’economia più sostenibile fondata sulla prossimità, incentivando un’alimentazione capace di valorizzare i prodotti locali e abituando i più piccoli a una maggiore differenziazione alimentare e a una relazione qualitativamente migliore con il cibo necessaria in un paese in cui sempre più adolescenti si dibattono tra anoressia e obesità.

Il prolungamento del tempo a scuola inoltre, comportando la costruzione di mense e possibilmente di cucine in ogni istituto (ove possibile chiaramente), pretende un ripensamento e una nuova progettazione degli spazi, per adattarli a un uso molteplice. Necessita dunque di una gran quantità di interventi di edilizia scolastica. L’adeguamento e la riprogettazione dei luoghi dell’educare e degli spazi che circondano le scuole – curando o creando zone pedonali e di verde pubblico –, potrebbe e dovrebbe prevedere una partecipazione attiva di bambine e bambini, di ragazze e di ragazzi, e dell’intero corpo docente.

– Nelle scuole aperte mattina e pomeriggio si potrebbero realizzare più intrecci e scambi tra apprendimenti formali e informali, contando anche su collaborazioni con operatori del terzo settore e del volontariato sociale. Non si tratta solo di allungare il tempo scuola, ma di ripensare con flessibilità e intelligenza l’intera offerta formativa di una scuola aperta al territorio. Si potrebbero introdurre, infatti, accanto allo studio e alla ricerca intorno a saperi di base imprescindibili, proposte varie, anche opzionali, che valorizzino la conoscenza di sé e del mondo attraverso attività espressive come la musica, le arti plastiche, il teatro e la produzione di video, alimentando l’aspetto culturale e di ricerca di linguaggi largamente praticati dai più giovani.

Crediamo che la scuola abbia bisogno di aprirsi ai territori e questi stessi se ne avvantaggino enormemente quando la scuola diviene un luogo attivo di ricerca, capace di partecipare attivamente e stimolare la creazione di frammenti e fermenti di comunità educanti. Anche se in modo strumentale per via del covid, la scorsa estate la proposta di stipulare Patti educativi di comunità per sostenere le scuole ha trovato conferma persino nei documenti del Ministero dell’Istruzione.

Sono decenni, lo ripetiamo, che si parla di allungare gli orari delle scuole, ma troppo poco finora si è fatto per attuare e generalizzare questo proposito. Rimettere all’ordine del giorno il tempo pieno potrebbe finalmente permettere di affrontare le questioni normative riguardo alla sicurezza, alla responsabilità e ai costi da sostenere in collaborazione con i comuni, per rendere finalmente le scuole luoghi di incontro e di creazione culturale aperti alle collaborazioni più diverse.

Ci si contesterà che in certi luoghi del Paese è inutile aprire nidi e scuole a tempo pieno perché le famiglie non ci porterebbero i figli.

Noi crediamo sia solo un alibi, perché l’esperienza dimostra che finché il servizio non viene offerto, non è richiesto, ma quando succede le famiglie rispondono. In ogni caso, che un bambino o una ragazzina migliorino le proprie competenze realizzando quello che si definisce “successo formativo” è una conquista e una ricchezza necessaria per loro, nell’immediato e nel lungo periodo, che si riverbera sulle famiglie e quindi sulla totalità della comunità. Non c’è un solo campo del vivere civile che non benefici del miglioramento del livello di istruzione di bambini e ragazzi: il successo formativo produce crescita culturale, sociale, civica, professionale, dunque anche economica per il sistema.

Per tutte le motivazioni su esposte, che certamente non esauriscono le argomentazioni volte a promuovere politiche per l’attuazione del prolungamento dell’orario scolastico, chiediamo sia percorsa ogni possibilità e valutata attentamente l’opportunità di istituire, a partire dal prossimo anno scolastico 2022/2023, almeno una classe della scuola primaria strutturata col tempo pieno.

Martedì, 7 dicembre 2021

 

Fonte: Link Oristano

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