Cagliari

L’organizzazione cerca un confronto con le istituzioni. Attese adesioni anche dall’Oristanese

Costituito nei giorni scorsi per chiedere una legge regionale sulla filiera della canapa legale, il Movimento canapicoltori sardi si ritroverà a Cagliari mercoledì 10 novembre, davanti al palazzo della Regione, alle 11.

“Speriamo di avere al nostro fianco almeno un centinaio di persone”, ha dichiarato Piero Manzanares, presidente dell’associazione Sardinia Cannabis e tra i portavoce del Movimento canapicoltori sardi. “Sono tante in provincia di Oristano le aziende che operano in questo settore. Ci sono grandi vivai che hanno investito sulla canapa, ma anche tante aziende agricole. Mi aspetto grande adesione dalla provincia”.

Il Movimento canapicoltori sardi chiede con urgenza un incontro con i rappresentanti politici regionali. L’obiettivo, spiegano in una nota, è “disinnescare la paradossale situazione venutasi a creare nel nostro territorio, con relativa escalation di sequestri e problemi di ordine sociale”.

“Da tempo”, prosegue la nota, “si attendeva una riposta chiara e univoca da parte delle istituzioni e dalla politica, che permettesse ad agricoltori e imprenditori di investire e programmare in maniera imperturbabile. Visto lo slancio dichiarato con la legge 242 del 2 dicembre 2016, ‘Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa’, si avevano aspettative diverse”.

Il Movimento canapicoltori sardi ammette “che all’interno del settore si annidano situazione di illecito, delinquenza, frode, becera speculazione e perché no, anche la presunzione testarda, che quello che ci riguarda come settore non ha ricadute dirette sugli equilibri e sul nostro tornaconto da imprenditori”.

“Così ovviamente non è”, continua la nota, “in questo settore, come in tutti gli altri, le scelte elettorali dei cittadini, i mercati e il modus operandi delle istituzioni condizionano in maniera importante il ritmo dell’economia e lo sviluppo. Nel 2016, la legge 242 per la filiera dava inizio a un percorso di rilancio di una pianta che all’Italia ha dato tanto, soprattutto quando l’utilizzo ‘ludico’ non era considerato di massa e non esistevano problemi sociali di traffico di stupefacenti”.

Il Movimento canapicoltori sardi ha sottolineato poi che “dall’introduzione della nuova legge tanti piccoli imprenditori hanno iniziato a documentarsi e prendere contatto con una pianta che fino a quel momento lo Stato aveva deciso di concedere in esclusiva ai fuorilegge, bloccando di fatto ricerca, innovazione e quanto ottenibile con gli strumenti odierni”.

“Il problema oggi ritorna più grave che mai”, denuncia il neonato Movimento canapicoltori sardi, “nessuno di noi può sapere quante denunce, processi, sequestri e persecuzioni sono necessarie per destare i nostri politici (rappresentanti delle istituzioni) e convincerli del fatto che in Sardegna abbiamo un grave problema da risolvere. Ma anche le Procure (rappresentanti della legge e della giustizia) che dispensano perquisizioni e procedimenti penali, incuranti dello stress emotivo ed economico a cui sottopongono decine di persone oneste. Tanto zelo nel perseguitare chi, senza obbligo alcuno, ha deciso di auto-segnalarsi, gettando gravi macchie nelle loro fedina penale e nella loro tranquillità”.

Il Movimento canapicoltori sardi chiede alle istituzioni politiche coinvolte che si costituisca un tavolo di concertazione tra Regione, Procure e rappresentanti dell’organizzazione. Sollecitano inoltre attività di controllo obbligatorie e urgenti, con strumenti regionali, per bloccare eventuali infiltrazioni criminali nel settore e garantire maggior tutela ai produttori, l’approvazione di una legge di settore e dettagliati disciplinari di produzione per l’ottenimento di marchi regionali di qualità.

I canapicoltori sardi ritengono inoltre necessario puntare su ricerca e sviluppo per il conseguimento di vantaggi competitivi; stimolare e facilitare l’aggregazione delle imprese; creare un evento fieristico, nel quale promuovere le produzioni regionali e avere una posizione di eccellenza nel mercato europeo.

I coltivatori e gli addetti al settore hanno evidenziato che sono pronti “sin da subito a mettersi a disposizione in maniera attiva per il conseguimento dei risultati proposti, sicuri che con un approccio sinergico si possano rivalorizzare settori e zone sofferenti a causa delle troppe occasioni perse nel passato”.

“Decine di imprenditori”, conclude la nota, “oggi si trovano a brancolare tra spese sostenute, rischi penali e un mercato nuovo e poco conosciuto. Chiediamo che la Regione e tutte le istituzioni ci diano supporto. Noi siamo agricoltori, pastori, cerealicoltori, orticoltori, rivenditori, addetti ai lavori e anche potenziali disoccupati e pregiudicati”.

Nelle scorse settimane il partito indipendentista Liberu aveva lanciato una petizione sulla piattaforma Change.org per chiedere una legge per la filiera della canapa legale. La raccolta firme ha già superato quota 3.700 adesioni.

Giovedì, 4 novembre 2021

Fonte: Link Oristano

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