Cagliari, ristoranti sbarrati alle 18 per altri quaranta giorni? “Follia, stiamo ancora pagando debiti”

Il Dpcm di Natale del governo Conte? Stando alle ultimissime indiscrezioni prevede, sino al 15 gennaio, bar e ristoranti sbarrati alle 18. In pratica, non cambierebbe nulla rispetto all’ultimo mese. Anzi: 40 giorni in più di semi-lockdown per i locali food, “costretti” a ripiegare all’ora di cena su asporto o consegne a domicilio. E non tutti se lo possono permettere. La mossa studiata a Roma riguarda tutta l’Italia, e a Cagliari le vene che tremano nei polsi sono già tante. All’orizzonte si staglia anche il divieto di apertura per Natale e Capodanno. Grane su grane, stando alla viva voce dei titolari di ristoranti e pizzerie. I ristori? O non sono ancora arrivati o sono arrivati e sono già sfumati. La paura di non farcela, stavolta, sembra esserci davvero tutta.

Simone Pinna gestisce, da anni, una pizzeria kebabberia in via Dante: “Fatturato sceso del 77 per cento durante i mesi di lockdown, oggi il calo è ancora del sessanta per cento. Sto incassando a malapena cento euro al giorno nonostante rimanga aperto, per le consegne a domicilio o l’asporto, dalle diciotto in poi. Ho dovuto mandare a casa due lavoratori, faccio tutto da solo. Non potevo pagarli, ho troppe spese e tasse e, ancora, duemila euro di debiti da saldare. Per l’affitto ho avuto solo una detrazione fiscale, non pago le tasse sui 1200 euro mensili che i padroni delle mura vogliono, e non mi hanno fatto nessuno sconto. Il 15 dicembre”, dice, amareggiato, Pinna, “chiuderò per venti giorni. Dirò a tutti che sono in ferie, utilizzerò quel lasso di tempo per capire se riuscirò o meno a riaprire”. Preoccupato anche Simone Deidda, figlio del famoso Gianfranco di “Basilio” in via Satta: “Da otto a cinque dipendenti, la situazione è preoccupante. Vorrebbero anche non farci lavorare a Natale e Capodanno, ma cosa cambia rispetto a una giornata festiva? Abbiamo sempre 40 posti con tavoli distanziati”, afferma. “Abbiamo avuto il bonus perchè, tra gennaio e giugno, abbiamo registrato delle perdite. Il Governo ce l’ha erogato in base al fatturato del mese di aprile, ma niente di che. Non copre gli incassi mancati. Le bollette, poi, ci sono sempre, a partire da quella del gas”, osserva il ristoratore. “Siamo davvero preoccupati, anche a pranzo, tra smart working e bambini che non vanno a scuola, il numero dei clienti è basso”.

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