Ha raccontato il suo calvario postando foto e aggiornamenti su Facebook, ricevendo solidarietà a valanghe. Poi, una volta tornato alla vita di tutti i giorni, ha dovuto fare i conti, anche, con una realtà fatta di sospetti e pregiudizi. Raffaele Nieddu, Lelle per tutti, ha 51 anni ed è il presidente di una cooperativa specializzata nell’assistenza socio sanitaria. È anche lui un Oss, e sino alla comparsa del virus ha lavorato e condotto una vita normale nella sua Sedilo. Poi, l’inizio dell’incubo: “Febbre a trentanove, tampone fatto il sette settembre e, poi, il ricovero al Santissima Trinità, deciso dal mio medico, l’undici. Reparto di Pneumologia, avevo una polmonite interstiziale da Covid”. E inizia la battaglia: “Ho tenuto la maschera dell’ossigeno per settimane, dovevo sincronizzare ogni respiro. Ho indossato anche la maschera per la ventilazione forzata, per dieci giorni, anche la notte”. Le condizioni del 51enne migliorano, “dopo quattro tamponi positivi arrivano due negativi, di fila”. E il tredici ottobre, dopo trentadue giorni al Covid Hospital di Is Mirrionis, può riassaporare la libertà. “Purtroppo i medici mi hanno diagnosticato il diabete. Sono libero e sano, ma devo stare attento, ovviamente, all’alimentazione”. Raffaele Nieddu ritorna al lavoro e alla vita di tutti i giorni, ma non in modo semplice.“Sono stato, a Sedilo, tra i primi positivi al Coronavirus. Era fine agosto, a fine settembre in città c’erano cinquanta contagiati accertati. Più di una persona, quando mi ha rivisto in giro, mi ha additato come untore. Lo fanno ancora oggi, a quasi un mese e mezzo di distanza dalla mia guarigione. Mi dicono che giravo ogni sera nei bar. È vero”, afferma l’Oss, “ero insieme ai miei amici, ma da quando ho avuto la febbre non ho più messo il naso fuori dalla mia abitazione, e poi sono stato pure ricoverato. Essere visti come untori è deprimente, ma non ho da rimproverarmi nulla. Forse, dopo Ferragosto, potevo essere asintomatico. Forse, ripeto. Ma, anche se fosse stato così, e nessuno può stabilirlo, non ho di certo colpe”, rimarca, mentre guarda suo figlio sfrecciare a bordo di una minimoto in un campo sportivo della città. “Purtroppo, contro le maldicenze e l’ignoranza, non c’è nessun vaccino”.

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