“Dpcm, così è innaturale: questa chiusura ferisce orgoglio e speranza di tante donne e uomini sardi”

di Carla Medau, sindaca di Pula
..MA COSÌ È INNATURALE.
Il lunedì è sempre un giorno difficile da affrontare.
Tanti appuntamenti, le aspettative dei cittadini, sempre nuove emergenze che si presentano puntuali ed inesorabili.
Ma oggi vi confido che faccio fatica ad ingoiare questo rospo.
Mi reputo donna delle istituzioni che ha sempre governato con senso del dovere, con determinazione e lucidità, talvolta anche sbagliando, ma mai genuflessa, anche quando le avversità e i giochi di potere ci hanno quasi sovrastato.
Dall’inizio della pandemia ho mantenuto un profilo fermo, rispettoso del ruolo istituzionale che rivesto, sempre attenta alla linea e alle indicazioni che provenivano dal Governo e dalla Comunità scientifica, per garantire stabilità e serenità alla mia comunità.
Ho chiesto tanti sacrifici e ne ho sopportati altrettanti per il supremo bene dei miei amati cittadini e della tenuta sociale ed economica della citta di Pula.
Ma cosi è innaturale.
È impossibile accettare che un imprenditore, un commerciante, debba abbassare la serranda alle ore 18.
Non ho mai contestato i DPCM, il Covid-19 esiste e così pure i morti che contiamo in modo frenetico, talvolta anche scomposto, dal mese di marzo.
Esistono e sono reali i medici, gli infermieri e il personale sanitario che lavorano per giorni interi senza sosta, guadagnandosi la medaglia di Angeli salvatori della Patria e allo stesso tempo di mistificatori della realtà in cerca di futili protagonismi.
Che strani gli Italiani, talvolta.
Tornando ai DPCM, li ho applicati doverosamente e ho chiesto a voi, con garbo e pazienza, di osservarli.
Quando è stato necessario ho alzato la voce e battuto i pugni sul tavolo, per garantire salute e sicurezza a tutti i miei cittadini.
Ma così è innaturale.
Oggi non riesco a digerire questo rospo.
Pula vive della vivacità costruita sapientemente dai suoi commercianti, dai numerosi imprenditori che con ristoranti, bar e pizzerie, accolgono, con la qualità dei prodotti e l’indiscussa professionalità, tanti cittadini e visitatori.
Oggi la cittadina, a metà sera, è già deserta.
Abbiamo 7 positivi ufficiali.
Non sfugge a nessuno che quelli non tracciati siano molti di più, ma sostanzialmente non viviamo, ringraziando Dio e l’Universo, nell’emergenza, come purtroppo versano tanti comuni sardi e della penisola, ai quali siamo vicini e solidali.
Tuttavia avrei preferito che il Governo adottasse soluzioni differenti rispetto a questa chiusura lineare, che umilia e colpisce in modo indistinto tutte le Regioni.
Avrei preferito destinasse più risorse ai Comuni, per effettuare, secondo i diversi contesti sociali ed economici, controlli puntuali e capillari con l’ausilio delle Forze dell’Ordine, personale della Protezione Civile e con più Agenti di Polizia municipale per garantire il contenimento delle situazioni di eventuale contagio.
Con questa chiusura anticipata si ferisce l’orgoglio, la speranza, i sogni di donne e uomini che nella ripartenza avevano intravisto una nuova luce che nel mese di agosto faceva presagire alla possibilità di un riequilibrio dei conti e delle opportunità, tristemente naufragata a settembre.
Pula, così come tanti altri paesi della Sardegna poteva affrontare con coscienza, buon senso questa nuova ondata di contagi.
Siamo stati attenti, abbiamo osservato tutte le prescrizioni, anche non sono mancati gli atteggiamenti disinvolti e spacconi di alcuni che hanno rischiato di buttare all’aria mesi di sacrifici di ciascuno di noi.
A mio avviso la Sardegna, poteva e doveva esercitare la sua Autonomia speciale nei confronti del Governo, per garantire maggiori spazi di azione ed iniziativa, a difesa del già fragile tessuto economico isolano, per tutelare l’equilibrio sociale, per garantire la tenuta morale e psicologica del popolo sardo.
Non riesco a non pensare allo scoramento di queste ore che pervade la testa e il cuore dei commercianti.
Mi immedesimo nella loro rabbia, nella loro incredulità di fronte ad un gesto innaturale e doloroso, mi immedesimo nella tristezza di chi sa che deve preparare, accogliere e servire, ed invece si ritrova, nel pieno dell’attività, a spegnere le luci ed abbassare sinistramente la serranda.
La mia riflessione è che questa soluzione non sia assolutamente adatta.
È di sicuro inadeguata per il nostro contesto locale e quello dell’Isola intera.
Non lascio mai, per troppo tempo, che lo scoramento prenda il sopravvento sulla volontà e sulla speranza, per questo sono vicina con sincero affetto e grande fiducia, unitamente all’Amministrazione comunale, agli operatori economici di Pula e di tutta la Sardegna.
Domani è un altro giorno ma rimane il sapore amaro di una soluzione che è innaturale e che lascerà un segno profondo nell’anima di chi vive la propria attività con passione e totale impegno, ma soprattutto temo che segnerà il destino di tanti piccoli imprenditori, che rappresentano il pilastro portante del tessuto economico della Sardegna.
Auguri Pula e auguri ai Pulesi, il mio pensiero, prima della notte, è per voi.
Insieme ce la faremo.
A domani.
Carla

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