Piscine sbarrate anche a Cagliari, gestori furiosi: “Avevamo seguito le regole senza attendere il diktat di Conte”

Ci sono anche le piscine tra le attività che, per un mese, sino al prossimo 24 novembre, dovranno fermarsi. Il nuovo Dpcm del Governo Conte è chiarissimo: stop totale, punto. E i gestori insorgono: “Ma come, proprio noi che abbiamo seguito tutte le regole veniamo trattati così? Questa è un’ingiustizia”. In tutta Italia, e naturalmente anche a Cagliari, le proteste fioccano. Nel capoluogo sardo, in via Bembo, dagli anni Novanta c’è una delle piscine più frequentate, quella della “Asd Ulivi e Palme”, dopo i primi anni a marchio Rari Nantes. Franca Trogu, 51 anni, è la presidentessa dell’Asd: “Sono sgomenta, senza parole. Da noi lavorano dieci persone, avevamo riaperto il primo settembre scorso dopo sei mesi di chiusura, dopo esserci adeguati a tutti i protocolli della Federazione italiana nuoto, del Governo e della Regione. Docce distanziate, idem gli spogliatoi, numero limitato di persone in vasca nello stesso momento, 20. Sono arrabbiatissima, è ingiusto: abbiamo speso tanti soldi per adeguarci, da subito, senza attendere le minacce di Conte”, afferma la donna. Chiaro il riferimento ai “sette giorni di tempo” dati, oltre una settimana fa, dal premier, a tutte le palestre e piscine non in regola dal punto di vista della sicurezza anti-Covid. “Abbiamo avuto un calo degli iscritti del sessanta per cento, facendo numeri ridicoli. Anche solo tre bimbi a turno per le lezioni. I sussidi promessi arriveranno veramente? Noi lotteremo sino alla fine per restare in piedi, ma non dipende solo da noi”, termina la Trogu.

Gestori furiosi, idem gli istruttori di nuoto. Enza Cannavacciuolo, 59 anni, lo è sin da quando era una ragazzina: “C’è il danno economico ma, anche, quello psicologico, è devastante alla mia età non poter lavorare. La piscina è la mia casa, sento già la mancanza dell’odore del cloro. Il Governo non mi ha dato nessuna cassa integrazione ma 600 euro a marzo, aprile, maggio e giugno, sempre meno del mio stipendio, che varia a seconda del numero delle lezioni giornaliere che svolgo”, sostiene la Cannavacciuolo. “Spero che anche stavolta ci aiutino economicamente, ma al momento non c’è nulla di certo. Noi eravamo super organizzati: entrate solo su prenotazione, spogliatoi prenotati e col giusto distanziamento tra le persone, che pian piano stavano tornando. Ogni bimbo aveva uno spazio garantito di sette metri quadrati, in pieno rispetto delle norme del Governo, e le tribune erano chiuse. Era arrivata anche la Assl per un controllo, avevano trovato tutto in regola e ci avevano pure fatto i complimenti. Questa nuova chiusura è un’ingiustizia bella e buona”.

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