Il racconto di una donna sarda positiva: “Mai uscita senza mascherina, vi spiego il dramma dentro l’ospedale”

Fitte allo stomaco, nausea, giramenti di testa, la corsa in ospedale e l’amara e inattesa scoperta di avere contratto il covid-19. Simona, un nome di fantasia, di un paese del Medio Campidano: “Non è un gioco, non è uno scherzo i posti in ospedale sono veramente limitati”.È una giovane donna, uno dei casi positivi che si sono registrati nel luogo dove vive, e decide di raccontare la sua storia per testimoniare la drammatica situazione che si vive dentro all’ospedale del Santissima Trinità legata all’emergenza sanitaria, dove medici, infermieri e operatori sanitari lottano 24 ore al giorno senza sosta per far fronte alle decine di persone che hanno necessità di cure mediche.“Che tristezza mi fa la gente che ancora afferma e insinua che questo virus non esiste – spiega Simona – se solo provaste ad aprire gli occhi o farvi un giro al Santissima Trinità; vi auguro di non provarlo mai sulla vostra pelle o su quella di un familiare. Questo virus ti distrugge dall’inizio alla fine, anzi una fine forse non c’è. Perchè anche quando si guarisce, se ciò avviene, si avrà sempre qualcosa che ti lega a lui. Questa non è un’ influenza dalla quale si guarisce e si torna alla vita normale, questa è una guerra”. Tutto ha inizio la notte del 5 ottobre alle 3 del mattino: “ho avuto delle fitte improvvise allo stomaco accompagnate a nausea e giramenti di testa. La guardia medica decide cosi di mandarmi al pronto soccorso per un controllo, lì, come di prassi da ricovero, mi fanno un tampone. Vengo portata in reparto in attesa di esito. Dopo 5 ore entrano in stanza le infermiere che, senza dirmi niente, prendono il letto e mi portano di corsa in un’altra stanza. Subito dopo mi viene comunicato di essere risultata positiva al covid e che devo essere trasferita al Santissima Trinità. Cosi parte il mio calvario, corsa in ambulanza e attesa in tenda. Controlli su controlli, prelievi e di nuovo tampone. Vengo portata in vari reparti prima di poter avere un letto. Perchè non è un gioco, non è uno scherzo: i posti sono veramente limitati”. Finalmente viene reperito un posto letto per la giovane. “Vengo sistemata in una camera, ho due compagne di stanza anche loro positive. In ospedale sopraggiungono anche altri sintomi, mi passa il mal di pancia e arriva il mal di gola, perdo gusto e olfatto e ho un forte mal di testa”. In stanza, racconta Simona, non si può togliere la mascherina, “devi tenerla giorno e notte”. Dalla stanza non si può uscire e nessuno può entrare. Tranne i dottori “che non si riesce nemmeno a riconoscere. Hanno una tuta bianca, una mascherina, una visiera, due paia di guanti e delle buste ai piedi. Sono stanchi, sudati, ma sempre presenti. In ospedale sono rimasta 3 giorni per fortuna, stavo meglio e servivano posti. Così, danno la terapia a casa. Mi hanno dimessa alle 14 del pomeriggio ma le ambulanze erano tutte occupate e solo alle 21 mi hanno potuto portare a casa”.Il racconto prosegue dettagliato, la donna ricorda anche il tragitto dalla stanza dell’ospedale all’ambulanza, “ho dovuto camminare in un percorso stando attenta a non toccare nulla, neanche il muro”. Una volta salita in ambulanza “ho avuto come dei giramenti di testa e sentivo caldo. Arrivata a casa, mi son scese le lacrime: non ho potuto riabbracciare nessuno perchè ancora non avevano l’esito del loro tampone. Cosi mi son dovuta chiudere in camera con la mascherina. La mattina dopo ho dovuto chiamare il medico perchè mi servivano le medicine e, pensate un pò, le medicine che dovevo prendere arrivavano solo dopo una settimana”. Non solo: purtroppo anche la madre, i figli e il compagno di Simona sono risultati positivi. “Credetemi, non è stata una bella esperienza e una cosa posso dirla: io non sono mai uscita o entrata in qualche posto senza mascherina. Mai. Eppure mi sono presa il Covid-19 e chissà quando”.“Questo non lo scoprirò mai” conclude la donna.

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