La bella vita dei “predoni” dei sacerdoti sardi: vacanze di lusso e festini con champagne

Una vita molto agiata, nonostante fossero sconosciuti al fisco. Acquisti di automobili, abitazioni e terreni, vacanze di lusso e festini a base di champagne. Ecco qual era la vita della banda di falsi restauratori Rom che, in oltre due anni, a partire dal 2015, ha truffato ed estorto soldi a decine di preti della Sardegna. Come scrive il gip, infatti, “…a fronte di una formale situazione di povertà estrema, che dipinge gli associati come sostanzialmente nullatenenti, il quadro emerso dalle indagini appare completamente diverso, e vede tutti gli indagati condurre una vita agiata e disporre di ingenti somme di denaro, da loro talvolta utilizzate anche per investimenti immobiliari (…)” e ancora “si è accertato che gli stessi sono assidui frequentatori di ristoranti e pizzerie, locali nei quali sono soliti spendere somme anche molto consistenti e comunque tengono un tenore di vita più che agiato”. Un gruppo criminale, quello finito al centro dell’indagine “Res Ecclesiae”, avviata nel dicembre 2017. Tre persone sono finite in carcere, due ai domiciliari e per altre tre è scattato l’obbligo di dimora. Due anni fa, il gruppo, formato da 13 persone, era scappato dalla Sardegna, forse dopo aver saputo che erano iniziate le indagini. La banda, fingendosi restauratori di oggetti sacri, era riuscita a farsi consegnare tanti oggetti dai preti di varie parrocchie. Al momento del pagamento iniziavano le scuse: il totale da ricevere aumentato, chi non pagava veniva minacciato.“Dei veri e propri predoni”, spiega, durante la conferenza stampa, il procuratore della Repubblica di Oristano, Ezio Domenico Bosso. “Le indagini sono partite dal Comune di Cabras, e ah avuto ramificazioni su tutto il territorio regionale. Visto l’esito delle perquisizioni ci saranno sviluppi anche in altre regioni. Sono dei predoni professionisti, hanno abbinato ad una capacità criminale non indifferente anche una professionalità nel carpire la fiducia delle persone che non è sicuramente semplice e immediata”. Paolo Montorsi, comandante del nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Cagliari, afferma che le indagini sono “iniziate nel 2017 con un caso in provincia di Cagliari, che viene approfondito. Abbiamo identificato il soggetto e tutti quelli collegati a lui. Capiamo che questa associazione era radicata nell’Oristanese, abbiamo chiesto alla procura di Oristano di poter agire con intercettazioni telefoniche. Abbiamo fatto richiesto alle varie stazioni dei carabinieri, territorialmente competenti, per vedere se ci fossero stati episodi analoghi: abbiamo ricevuto decine di segnalazioni di fatti analoghi, da lì sono iniziate le intercettazioni e gli approfondimenti”. Sotto chiave uba villetta bifamiliare nel Bergamasco, un terreno edificabile ad Azzano Decimo e tutti i conti correnti e polizze di pegno intestate agli indagati: quattro di loro prendevano il reddito di cittadinanza. 

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