“Io non recidivo”, a Oristano il progetto per gli uomini accusati di violenza

“Io non recidivo”, a Oristano il progetto per gli uomini accusati di violenza
Organizzato da Uepe e Cam, sostiene il recupero, tutelando donne e minori

Immagine d’archivio

Ha preso il via a Oristano il progetto “Io non recidivo”, frutto della collaborazione tra l’Ufficio Locale per l’Esecuzione Penale Esterna di Oristano e il Centro Ascolto Uomini Maltrattanti Sardegna, che da tre anni portano avanti una collaborazione per favorire il recupero degli autori di violenza.

Il progetto è rivolto al recupero degli uomini seguiti dall’Ufficio, imputati o condannati e sottoposti a misure di sicurezza per reati di violenza nelle relazioni affettive.

“Gli obiettivi principali sono quelli di destrutturare i costrutti personali e sociali relativi alla violenza domestica dell’uomo, far sì che l’uomo riconosca il proprio agito violento e si assuma la responsabilità del proprio comportamento”, spiegano gli organizzatori del progetto. “No alla negazione, dunque, e no alla minimizzazione, tanto meno all’attribuzione di colpa verso le vittime”.

“Passando per l’analisi dei fattori socio-culturali, relazionali e individuali che sostengono i tipici comportamenti di abuso e sopraffazione”, proseguono gli organizzatori, “l’uomo sperimenta nuovi modi di relazionarsi che rifiutino la violenza nella risoluzione dei conflitti”.

Il progetto, nato dalla condivisione di esperienze, dal confronto, dall’impegno e dalla formazione, mette al primo posto la tutela delle donne e dei minori, attraverso un lavoro complesso operato su chi la violenza la agisce.

Esprime soddisfazione il direttore dell’Uepe di Oristano, Carla Barontini, che evidenzia come sia importante attivare percorsi così strutturati, di contrasto alla violenza di genere: “Questo progetto nasce nell’ambito della giustizia riparativa, modello di giustizia penale che coniuga esigenze di sicurezza sociale con interventi di responsabilizzazione degli autori di reato, restituendo così dignità alle vittime di reato. Al fine di implementare e dare spazio a progetti di questo tipo l’idea è anche quella di coinvolgere sempre più i Servizi sociali territoriali presenti nella provincia di Oristano dove i reati legati alla violenza di genere sono in aumento”.

Parole di orgoglio per il raggiungimento di un questo obiettivo anche dalla presidente del Cam Sardegna, Nicoletta Malesa, che ha sottolineato l’importanza di protocolli e intese come quello con l’Uepe di Oristano: “I pregiudizi e l’assenza di una continua e capillare informazione sui Centri per il recupero degli uomini violenti, così come la difficoltà di pianificazione nell’agenda politica, non rendono scontato l’esito di collaborazioni come questa. Abbiamo trovato nella dottoressa Barontini e nel suo staff, degli interlocutori attenti e visionari al punto giusto da condividere appieno l’importanza del lavoro in prevenzione sugli autori di violenza”.

In Sardegna, all’apertura dell’anno giudiziario nel mese di febbraio 2020, sono stati diffusi dati allarmanti: nel 2019, su 53 casi tra omicidi e tentati tali, 13 sono stati compiuti ai danni delle donne, con una percentuale del 25%. La situazione non è migliorata durante il lockdown, quando l’Isola si è classificata al terzo posto in Italia per numero di richieste d’aiuto giunte al 1522. Una situazione definita emergenziale che richiede lo schieramento di tutti gli attori coinvolti e sottolinea la necessità di sostenere e potenziare il delicato, ma quanto mai necessario, lavoro dei servizi che operano per il recupero degli autori di violenza.

Martedì, 29 settembre 2020

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Fonte: Link Oristano

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