Andreana, infermiera sarda: “Ricovero negato, ho l’occhio infetto da due giorni e il viso tumefatto”

Tutta la zona della faccia attorno al suo occhio destro è tumefatta. E, giorno dopo giorno, la situazione è peggiorata: “Ora sta leggermente migliorando, ma solo perché mi sto curando con degli antibiotici cortisonici per via endovenosa, colliri di antibiotici e sto spalmando pomate. Ma non c’è il monitoraggio clinico da parte di uno specialistica”. Andreana Sechi, 50 anni, infermiera al poliambulatorio di Siniscola, non vede da un occhio da tre anni a causa di una cheratite funginea che, nei fatti, l’ha resa invalida, pur sostenendo “un trapianto di cornea, a febbraio 2018 a Milano, che però non è andato a buon fine. In seguito, ho iniziato ad avere celluliti orbitali”. La donna ha condiviso su Facebook, mostrando foto e anche documenti, quella che ha tutto il sapore di essere un’odissea medica, vissuta alle Cliniche Universitarie. Ecco, di seguito, alcuni stralci della sua lettera-post.

 

“Lavoro nel settore sanitario da 33 anni, un settore che ho sempre difeso anche nelle sue criticità e malfunzionamenti. Da tre anni ho oltrepassato la barriera, e lo vivo anche come paziente. Dal 4 luglio inizio nuovamente a star male, le mie solite e ricorrenti infezioni),tanto da concordare con il mio medico di base per un ricovero urgente presso la Clinica oculistica di Sassari. Partiamo mercoledì da Posada alle 7:30, alle 9 sono già al Pronto Soccorso oculistico in evidente situazione d’urgenza: edema diffuso a tutto il volto, con interessamento anche dell’occhio sano, febbrile e dolorante. L’infermiera mi invita a recarmi al Pronto Soccorso centrale, solo dopo questa accettazione posso accedere ad una visita oculistica. Mi reco a piedi al Civile,sotto un sole cocente. Passo per pre-triage Covid come da protocolli, e finalmente dopo una lunga attesa,poiché il codice assegnatomi è bianco. Il medico riconosce la mia criticità, prescrive subito esami urgenti, Tac e tampone Covid. Eseguo il tutto e finalmente alle 13 posso ritornare alle Cliniche Universitarie. Arrivata davanti al Pronto Soccorso Oculistico,consegno le richieste cartacee all’infermiera che mi invita ad altra attesa. Dopo tanto accedo alla visita specialistica, eseguita da un medico tirocinante.Valuta la documentazione che ho portato dietro, mi visita, si consulta con un altro suo collega tirocinante e riconosce la mia criticità. Decide di chiedere un consulto dei maxillo facciali per eventuale intervento chirurgico d’urgenza di drenaggio, informandomi su una serie di conseguenze riguardo il mio stato attuale, che comunque già conosco. Attendo ancora 45 minuti, l’edema è sempre più esteso fino ad arrivare al collo,ho linfonodi dolenti e forte mal di testa. Finalmente vengo accompagnata al terzo piano,attraverso il reparto di Oculistica,vuoto,privo di degenti, personale infermieristico e Medico,a fianco il Reparto Maxillo Facciale,anch’esso con letti vuoti e stanze chiuse. Eseguo una visita,sempre da un medico tirocinante, valuta le immagini Tac e prescrive la terapia endovenosa che già avevo iniziato a domicilio il giorno precedente,aggiungendo a questa un cortisonico endovena. Non ci sono i presupposti per un ricovero, men che meno per un intervento chirurgico d’urgenza. Mi rimanda all’attenzione dell’oculista prescrivendo una consulenza otorinolaringoiatra ed eventuale ricovero presso quest’ultimo reparto. Ritorno al Pronto Soccorso oculistico, consegno il referto cartaceo e vengo invitata ad altra estenuante attesa. Dopo mezz’ora inizio a sollecitare il medico oculista tirocinante, è piuttosto imbarazzato nel dirmi che sta’ cercando di contattare il reparto di Otorino ma nessuno risponde al telefono. Non capisco più niente,sto’ male,ho nausea e non mi reggo più in piedi. Dopo altra mezz’ora di pazienza,un infermiere mi consegna la documentazione cartacea e mi invita a recarmi in Otorino per sollecitare la consulenza. Attraverso con mia nipote i corridoi ambulatoriali fino ad arrivare a quello di Otorino,suoniamo e bussiamo in più porte,tutto tace,tutto chiuso,nessuno che risponde. Decidiamo di rientrare a casa senza passare al pronto soccorso, come prassi per chiudere il mio iter. Rientriamo a casa e proseguo la terapia in vena,a casa ci arrivo stremata e profondamente delusa”. Sin qui il lungo racconto della donna. Contattata nuovamente da Casteddu Online, aggiunge che “qualche ora fa ho ricevuto una telefonata da parte di una donna che mi ha detto di essere un’infermiera del reparto di Otorino, scusandosi perchè si era dovuta spostare proprio quando avevo bussato io”.

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