“Ricominciando dall’inizio”, visita raccontata nella casa di Gramsci

“Ricominciando dall’inizio”, visita raccontata nella casa di Gramsci
Prima tappa espositiva del progetto della Fondazione che ha coinvolto tre artisti e 300 studenti

Entrare nella casa di Antonio Gramsci, osservare la narrazione fotografica che accompagna il visitatore tra il pensiero libero nato in prigionia e il rapporto che Gramsci aveva con la madre. Per ora un tour virtuale, solo raccontato, con la prima tappa espositiva del progetto “Ritornare a Gramsci”, allestito all’interno di Casa Gramsci a Ghilarza. Il progetto voluto e sostenuto dalla Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci parte con “Ricominciando dall’inizio”, la tappa affidata a Marco Crivellin, Costanza Ferrini e Marta Fontana.

Il progetto è stato avviato appunto con il soggiorno di un gruppo formato da artisti, umanisti e poeti, giunto in Sardegna nel 2019 per riflettere insieme sull’applicazione dei concetti di autobiografia civile e traduzione di Gramsci in chiave artistica. Il gruppo ha poi condiviso le proprie riflessioni dialogando con 300 studenti delle scuole superiori a Cagliari, Oristano, Terralba e Ghilarza, che a loro volta hanno lavorato in forme diverse sulle parole di Gramsci che hanno sentito più vicine.

La locandina di “Ricominciando dall’inizio – A Casa Gramsci al tempo del coronavirus”

Ecco il racconto – curato dalla Fondazione Casa Gramsci onlus – del percorso espositivo di “Ricominciando dall’inizio”.

Nella prima stanza, dopo l’ingresso, si incontra la narrazione fotografica “e il cielo occupa il posto della terra” (2019-20), di Marco Crivellin. “Si può finire di vedere la realtà… capovolta… e il cielo occupa il posto della terra”. Q. 8,61. Nel progetto “Ritornare a Gramsci”, cielo e terra equivalgono a centro e marginalità, capovolti in uno scompiglio di mappa. Crivellin lo coglie nella sorpresa sui volti degli studenti e nel loro ritrovarsi altrove e lì, in una nuova centralità insieme a quella di Gramsci. L’obiettivo coglie la delicata relazione individuale e collettiva nel respiro/tempo/gesto: il blocco davanti alla carta bianca, la scelta della parola in gruppo, la pausa, il pennino sospeso nell’esitazione.

Nella seconda stanza, la cucina, “Corriazzu” e “Corrias Corriazzu” (2020) di Costanza Ferrini, sono due opere realizzate in situ. I titoli si rifanno alla lettera alla madre del 26 febbraio 1927. Due modi di declinare scrittura e memoria annodate nella corrispondenza/resistenza di madre e figlio.

“Corriazzu”, “resistente”, appunto, è un frottage su carta Wenzhou delle pietre di basalto del pozzo, del cortile e dell’aiuola costruita da Gramsci ragazzo. La carta di gelso fragile fa i muri tascabili di calligrafie tattili, un’impronta di forza, che si mutua nello scambio con la madre.

“Corrias Corriazzu”, assonanza tra nome della famiglia della madre Corrias e “corriazzu”, parole scritte ripetutamente in calligrafia minutissima con china rossa, su carta vegetale a uso alimentare. Tra loro unite nel “ti ricordi”, ponte di una nuova sintassi dell’attesa tra madre e figlio. Il lavoro a uncinetto è calligrafia morbida e invisibile, come le lettere della madre che non leggiamo e unisce le carte scritte le une alle altre fino alle loro ultime intonse.

Di fronte al pozzo, un piccolo arco immette nella terza stanza, in cui lo spazio è attraversato dall’installazione “Bisogna solo attendere” (2017-20), di Marta Fontana. Il processo semantico che la muove è la trasmutazione dell’oggetto stesso: le trappoline per uccelli, utilizzate dai cacciatori di frodo, si aprono e si “trasfigurano” in volti arcaici, di guerrieri, incisi nello spazio della stanza come antichi segni rupestri, sospesi al filo d’imbastitura.

La trappola è oggetto di cattura, condanna a morte, inganno che porta la vittima a essere essa stessa agente della propria fine. Gramsci affrontò la sua subdola cattura consapevolmente. Intellettualmente la costrizione lo portò a un agire essenziale. Sono così i quaderni guerrieri di Gramsci, raccolgono il suo pensiero libero nato in prigionia, un pensiero che si incide profondamente in chi lo incontra. “Bisogna solo attendere” è presentata a Casa Gramsci in una variante specifica.

Mercoledì, 13 maggio 2020

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Fonte: Link Oristano

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