Discarica dei fanghi di Magomadas: l’Arpas chiama il Ministero

Discarica dei fanghi di Magomadas: l’Arpas chiama il Ministero
Verifica sull’utilizzo dei materiali trattati. Nuove contestazioni dell’ax parlamentare Pili

L’Arpas investe il Dipartimento dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali del caso della discarica di fanghi di Magomadas, al centro di accese polemiche dopo le denunce dell’ex parlamentare e leader del movimento Unidos Mauro Pili. Ad annunciarlo è lo stesso Pili.

“La clamorosa decisione è contenuta nella relazione finale della visita ispettiva all’impianto di rifiuti fognari pugliesi realizzato al confine con il paese di Magomadas” scrive Pili. “Si tratta di una questione di gravità assoluta, considerato che l’Arpas in tutta la parte relativa alla fantomatica produzione di ammendanti per l’agricoltura ha ribadito, in maniera chiara ed evidente, che il processo gestionale produttivo dentro quell’impianto non è corrispondente alle norme vigenti”.

Mauro Pili

“In più occasioni la relazione conclusiva ribadisce che mai con quel processo si potranno ottenere prodotti e miscele per l’agricoltura. Arpas aveva sollevato in maniera perentoria la questione già in conferenza di servizi vincolando il proprio parere alla valutazione del dipartimento del ministero dell’agricoltura”, scrive ancora il leader di Unidos, riportando uno stralcio della relazione secondo cui “si ritiene che la prescrizione non sia rispettata e, a tal proposito, si segnala la questione al Dipartimento dell’ispettorato centrale e repressioni frodi, competente all’attività di vigilanza sull’applicazione delle disposizioni del decreto legislativo 75/10, ai sensi dell’articolo 11, comma 1 del decreto in questione per le valutazioni del caso”.

“In pratica”, spiega Mauro Pili, “Arpas ritiene che i fanghi non possono superare il 35% in peso della miscela iniziale mentre, invece, il gestore dell’impianto di Magomadas applica questa prescrizione ai fanghi in uscita dal trattamento, prima di miscelarli con le terre di recupero”.

“Tutto questo conferma quanto ho affermato nelle scorse settimane”, conclude l’ex parlamentare, “sino ad oggi non sono stati mai prodotti ammendanti agricoli ma che, non essendoci nessuna autorizzazione del ministero competente, quei fanghi erano e restano catalogati come rifiuti. Un aspetto fondamentale che pone un quesito su tutti: che fine hanno fatto le 18.000 tonnellate di fanghi fognari arrivati a Magomadas? Se questi fossero stati inopinatamente sparsi nei campi si porrebbe una questione ambientale di gravità inaudita con le conseguenti disposizioni penali e ambientali, considerato che in questi casi vi è l’obbligo alla bonifica dei terreni. Non solo, dunque, non era tutto in regola ma l’autorizzazione rilasciata sta franando ora dopo ora dinanzi alle puntuali irregolarità rilevate dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente”.

Foto da pagina Facebook di Mauro Pili

Mercoledì, 15 gennaio 2020

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Fonte: Link Oristano

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