Una mostra per ricordare lo sterminio di Rom e Sinti

Una mostra per ricordare lo sterminio di Rom e Sinti
Promossa ad Ales da Comune, Servizio Civile e Biblioteca Gramsciana

Ventiquattro pannelli racconteranno la storia del Porrajmos, lo sterminio dei rom e Sinti, nella mostra allestita ad Ales. Venerdi prossimo, 17 gennaio l’inaugurazione, alle 18 nella Casa Natale di A. Gramsci.

La mostra, dal titolo “Porrajmos sul sentiero per Aushwitz”, è organizzata dal Comune di Ales, dal Servizio Civile, in collaborazione con la Biblioteca Gramsciana.

La locandina

Porrajmos è il termine con cui Rom e Sinti indicano lo sterminio del proprio popolo perpetrato da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. Si stima che tale eccidio provocò la morte di 500 mila di essi. Questo disegno genocida è definito da Rom e Sinti anche con il termine Samudaripen, che significa letteralmente tutti morti. Con il decreto Auschwitz del 16 dicembre 1942 promulgato da Himmler, tutti gli zingari del Reich, eccetto quei pochi che lavoravano nelle imprese belliche tedesche, furono deportati a Birkenau. I gruppi di zingari sopravvissuti alle fucilazioni di massa e ai ghetti provenivano da tutti i paesi sotto il controllo del regime nazista, dal Belgio, dai Paesi Bassi e dalla Francia. Il primo gruppo di zingari giunse a Birkenau il 26 febbraio 1943. All’arrivo nel campo gli zingari non venivano né smistati a seconda del sesso o dell’età né rasati a zero, ma venivano condotti tutti indistintamente nello Zigeunerlager. Solo a loro e agli ebrei del ghetto di Theresienstadt fu permesso di vivere in gruppi familiari all’interno del lager. Venivano distinti all’arrivo con un triangolo nero[23] cucito sulla divisa, il quale rappresentava il gruppo dei cosiddetti “asociali”.

Agli zingari, oltre al numero, veniva tatuata la “Z” di Zigeuner. Sebbene molti zingari fossero sfruttati dai nazisti per la loro forza e la loro grande produttività nelle attività lavorative, alcuni di loro considerati misti erano destinati all’eliminazione. Il dottor Mengele Nel marzo del 1943 il dottor Josef Mengele divenne il capo dei medici del campo zingari, che rappresentava la massima autorità sanitaria dello Zigeunerlager. Uno dei motivi per cui agli zingari fu permesso di vivere in gruppi familiari fu quello di permettere al dottor Mengele di condurre i propri studi sui bambini, e soprattutto sui gemelli. Fu lo stesso Mengele ad ordinare che ai bambini zingari gemelli fosse tatuata la sigla ZW (Zwilling). La particolare attenzione medica riservata agli zingari era dovuta alla loro presunta appartenenza alla razza pura degenerata, per questo furono sottoposti a specifici esperimenti genetici. Ordinò di far filmare gli zingari durante le loro giornate e faceva loro visita regolarmente nello Zigeunerlager. I bambini che fino a quel momento risiedevano nel kinderblock furono spostati in un blocco più vicino al laboratorio di Mengele per ragioni medico-scientifiche, mentre le sperimentazioni avvenivano nella baracca adibita alla sauna. Furono inoltre allestiti dei Kindergarten per tenerli occupati tra un esperimento e l’altro e vennero sottoposti ad una dieta speciale. Ogni bambino veniva ritratto da una pittrice austriaca poiché Mengele lo riteneva un metodo più realistico rispetto ad una fotografia. Venivano condotte prove antropometriche, esperimenti sull’ereditarietà per comprovare la superiorità dei caratteri razziali su quelli ambientali fino ad arrivare agli scambi di sangue tra individui. Nel caso dei gemelli tutte le sperimentazioni per essere valide dovevano terminare con il decesso contemporaneo di entrambi, che avveniva con un’iniezione di fenolo nel cuore in modo da facilitare l’esame degli organi interni.

Domenica, 12 gennaio 2020

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Fonte: Link Oristano

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