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Putin, col suo lungo monologo televisivo sembra aver voluto scrivere la storia dell’Est Europa e dell’Ucraina. E lo ha fatto col piglio e i  con i toni del capo di una potenza imperiale, tnt’è ahe poi ha firmato un documento nel quale riconosce le due repubbliche separatiste del Donbass, quella di Donetsk e quella di Lugansk. Da qui, con abile mossa, l’invio delle truppe russe all’interno di questi territori per una missione di “peacekeeping”.
Il presidente russo nel suo lungo discorso alla nazione ha detto che “l’Ucraina è stata creata dalla Russia e ne è parte integrante, per la sua storia e la sua cultura”. Ha messo in luce come essa sia stata creata da Lenin, che però ha attaccato per una aspetto che invece dovrebbe essere elogiato.  Quale il “gravissimo errore” di Wladimir? Quello di aver promosso l’autodeterminazione delle nazioni all’interno dell’Unione Sovietica. In altre parole per Putin è negativo quell’aspetto democratico che caratterizzò l’idea di costruzione dell’ordinamento sovietico in Lenin e che poi fu anche di Gramsci. Molti non sanno che la Rivoluzione russa del ‘17, costruì l’URSS come grande repubblica federale di nazionalità e che l’autodeterminazione era elemento ovvio e necessario in una sovranità che non doveva essere - come in passato - statuale, ma venire dalle organizzazioni produttive (i consigli-soviet degli operai e dei contadini) dalla ecomunità locali fino agli organi unitari della Repubblica. Gramsci nel ‘23 a Mosca avanza la famosa formula della “Repubblica federale degli operai e dei contadini”, in luogo dl “Governo operaio e contadino“, proprio per mettere in luce la necessità di costruire una sovranità popolare, da sostituire a quella statuale.
E’ contro questa visione d’ispirazione pienamente democratica che ora si scaglia Putin, con una pretesa imperiale, che però - a ben vedere - è simile e speculare a quella degli occidentali. Gli uni e gli altri vedono la soluzione della questione in una piatta riproposizione della sovranità statuale (con relativi eserciti), senza riconoscimento delle autonomie territoriali ed etniche che la storia ha articolato e reso complesse. Eppure si parla di enclave di nazionalità diverse, stanziate in quei territori. Volerle ridurre a unità, cancellandole, da una parte e dall’altro, è errato e alimenta atti di forza e di violenza, fino alla guerra.
Nessuno evoca l’unica via per comporre queste situazioni estremamente complesse e delicate. La via federalista. Del resto proprio nel cuore dell’Europa ne abbiamo un esempio ben funzionante e radicato: la Svizzera.  Infatti, i Cantoni svizzeri sono dei piccoli stati con autonomia legale, giuridica e parlamentare. La loro confederazione dà vita alla Svizzera. Ed è una realtè istituzionale viva. I cantoni svizzeri sono ben 26! Compongono uno stato unitario, ma federale. Infatti, ciascuno dei suoi cantoni gode di un’ampia autonomia su diversi ambiti. La Svizzera è quindi una confederazione di piccole nazioni, un po’, in miniatura, come gli USA. Ciascuna di esse condivide con le altre soltanto alcune istituzioni. La sua forza? La neutralità, che garantisce anche la sua longevità e stabilità.
Ora che la Russia non voglia i missili sottocasa è comprensibile e legittimo, anche Kennedy all’inizio degli anni ‘60 minacciò la guerra quando Krusciov, d’accordo con Castro, stava intallando rampe missilistiche a Cuba. Krusciov capì che le ragioni americane non erano peregrine e desistette, salvando la pace. Ora se si vuole la pace bisogna smettere di mostrare i muscoli e trovare un terreno che salvi l’indipendenza dell’Ucraina e la sicurezza dei russi. E rispetti anche le nazionalità che in quelle aree sono fortemente intrecciate. Anche questa è democrazia. Anzi, questa è l’unica soluzione democratica.

Fonte: Democrazia Oggi

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