Antonello Murgia

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Gli insulti sessisti e razzisti del prof. Giovanni Gozzini a Giorgia Meloni non sono solamente una caduta di stile, ma rappresentano in modo plateale l’abisso nel quale sta precipitando il confronto politico in Italia:  sempre più il ragionamento e la presentazione di differenti progetti politici, espressione di diversi valori e conseguenti visioni del mondo, vengono sostituiti dall’aggressione e dall’uso dello stigma. E la cosa è tanto più grave se a farne uso è uno storico e docente universitario che non solo dovrebbe avere gli strumenti culturali per evitarli personalmente, ma avrebbe il dovere di spiegare agli altri i motivi per i quali una società democratica sana non deve permetterli.
Superata l’indignazione suscitata a botta calda dall’esternazione del professore senese, mi permetto perciò di proporre una riflessione che spero venga percepita non come giudicante nei confronti di nessuno, ma come tentativo di riportare il confronto su binari più consoni all’art. 54 della Costituzione il cui dettato “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” mi piacerebbe fosse rispettato anche dai non addetti a funzioni pubbliche, nel semplice esercizio del diritto di cittadinanza. A scanso di equivoci, aggiungo subito la perplessità per i tanti messaggi di solidarietà dal campo progressista a Giorgia Meloni non tanto perché non si possa concedere la solidarietà ad un avversario politico, ma perché in questo caso la si sta concedendo rispetto a comportamenti che la stessa ha contribuito attivamente e ripetutamente ad alimentare. Non vorrei che il gesto della solidarietà scattasse come riflesso automatico in ragione di una autoreferente e decontestualizzata superiorità morale, che finisce per tuffarci in una melassa buonista nella quale non si capisce più chi sia la vittima e chi il carnefice. Non me la sento di esprimere solidarietà allo stupratore seriale mai pentito, quella volta che viene stuprato lui; mi limito a condannare l’episodio e a chiedere che giustizia sia fatta. Potrò esprimergli solidarietà se e quando avrà manifestato pentimento e orrore per ciò che ha fatto in passato. Non me la sento di dare solidarietà a Giorgia Meloni che indica come “criminale” il Presidente del Consiglio perché allo scoppio della pandemia ha detto che c’era una falla nel nostro sistema sanitario, che chiamava in causa la sua parte politica (come se la trasformazione della sanità lombarda da eccellenza in bottegone incapace di tutelare il diritto alla salute, non fosse tragicamente sotto gli occhi di tutti). Non me la sento di dare solidarietà a Giorgia Meloni che prima fa le manifestazioni di piazza contro il lockdown e plaude alla riapertura delle discoteche e poi indirizza il malcontento popolare sui migranti in arrivo che, contrariamente alle sue falsità razziste, sono fra i soggetti più controllati rispetto al Covid. Non me la sento di dare solidarietà a Giorgia Meloni che vota contro la risoluzione Ue sul razzismo, che si è opposta alla legge contro l’omotransfobia, che dirige un partito i cui dirigenti e militanti sempre più spesso fanno apologia del fascismo e del diritto del più forte di sottomettere il più debole, etc., etc.
Tutto questo non diminuisce la gravità delle parole di Gozzini, che sono espressione di una guardia che si sta abbassando sempre più pericolosamente: ad esempio, quanti progressisti, anche persone che stimo, si sono esercitati in questi giorni nella derisione di Renato Brunetta per le sue caratteristiche fisiche? Com’è che non ci rendiamo conto che l’uso dell’handicap (fisico o mentale, vero o presunto che sia) per criticare un avversario, per quanto spregevoli possano essere gli atti che hanno fatto scattare le critiche, è creazione di stigma del diverso e del più debole che ha preoccupanti assonanze con la cultura fascista? Davvero, non intendo mettere sotto processo nessuno, ma non vi sembra che questo sta accadendo perché il sistema di valori che fa da fondamento alla nostra Costituzione si sta sbriciolando? Non vi sembra che ci hanno accompagnato, sapientemente mi verrebbe da dire, ad una dimensione di tifoserie ultras nella quale anche l’insulto più becero è sdoganato ed il confronto di idee è precluso? Mi preoccupano e mi indignano le immagini di Sgarbi portato di peso fuori dal Parlamento dopo che aveva definito i magistrati mafiosi e aveva gridato un po’ di insulti verso alcune parlamentari che cercavano di ricondurlo all’ordine. Mi rendo conto che l’immunità parlamentare è un diritto inviolabile che ha la funzione di proteggere il rappresentante del popolo dagli abusi del potere e che va assolutamente conservata. Ma esistono altri strumenti che si potrebbero usare: ad esempio l’applicazione dei regolamenti parlamentari in modo più severo. Certo, 20 anni di Berlusconi con relativi guai giudiziari e parlamentari che votavano sulla “nipote di Mubarak” e andavano a manifestare sulle gradinate del Tribunale di Milano, hanno lasciato il segno; ma la tendenza non si invertirà se non si adotteranno condotte più consone al richiamato art. 54 della Costituzione. E dovrà essere la parte più sensibile e consapevole a fare il lavoro più grande sia in Parlamento che nella società, perché è difficile che lo facciano postfascisti o leghisti alla Papeete. E mi farebbe piacere se gli amici giuristi mi dessero indicazioni su possibili provvedimenti legislativi che possano arginare il clima da scontro sociale senza limitare libertà e garanzie costituzionali.
E per quanto riguarda Giorgia Meloni, prenda le distanze da quel fascismo col quale attualmente ha “un rapporto sereno”, espella dal partito gli apologeti del fascismo ed i violenti, smetta di difendere gli abusi di Casa Pound ed avrà diritto alla mia solidarietà.

References

  1. ^Draghi, Il detto e il non detto (www.democraziaoggi.it)
  2. ^Nessun commento (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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