A.P.

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Un tempo c’erano i soviet, degli operai e dei contadini, poi sono venuti i grandi burocrati, poi sono arrivati gli oligarchi in Russia e in Ucraina e in tutte le repubbliche ex sovietiche. Si sono spartiti la grande ricchezza collettiva che i lavoratori avevano prodotto in 70 anni di sacrifici e di lavoro, difendendo i loro territori, la loro e la nostra libertà contro i nazi-fascisti. Ora non senti parlar d’altro, ologarchi di qua, oligarchi di la’. E cosi’, mi son detto, questi spesso van d’accordo, talora si fan la guerra, non direttamente, giammai!, sempre per interposta persona, al massacro mandano sempre i popoli, il sangue e’ sempre della povera gente, in tutte le trincee, i tesori son sempre dei ricchi. Solo quando la guerra è contro costoro è giusta, se no, va contrastata, come fece Wladimiro nel ‘17, combattendo le oligarchie, anzichè battersi per loro. Io non sono un teorico e neanche uno stratega, ma mi pare che anche oggi dietro le sacre bandiere non ci siano i popoli, ma le grandi oligarchie che li affamano: le une dietro la Nato e Zelenski, le altre dietro Putin. Dice bene Luciano Canfora, uno scontro per interposta Ucraina, sulla pelle del popolo ucraino e anche di quello russo.  Ecco perche’ penso, ingenuamemte, che bisogna entrare in guerra contro la guerra, non per questo o quell’altro governo, ma contro entrambi, per il popolo ucraino e il popolo russo. Mi viene in testa un moto di un piccolo grande presidente: si svuotino gli arsenali, si riempiano i granai.
Dico questo perché - confesso - per la prima volta ho paura. Ci sono troppe cose oscure in questa vicenda. Non c’è una ragione evidente dell’inerzia dei governi europei. Si riuniscono in pompa magna a Versailles e chiudono con una nuova dose di sanzioni economiche, mentre ci saremmo aspettati la proposta di una conferenza di pace con l’indicazione di due tre capi di stato europei per trattare con Putin. Come mai non si avanza la proposta concreta di soluzione diplomatica? Il presidente USA fa lo stesso. La mia sensazione è che ci sia sotto altro e non promette niente di buono.  Può essere l’utilizzo della questione ucraina, e il macello della sua popolazione, per disintegrare la Russia, come si è fatto con l’Iraq, la Libia e si è tentato in altri paesi, ricchi di risorse. Gheddafi, ad esempio, pretendeva di contrattare la vendita del suo petrolio e altrettanto Saddam.  Anche allora si è parlato di esportare la democrazia, ma la democrazia non c’entrava niente: l’unica cosa che conta sono le risorse. I paesi capitalistici, gli Usa e la Nato, ne dispongono meglio se disintegrano i governi e i paesi detentori delle risorse.
C’è in questa impasse d’iniziativa diplomatica per la pace un’ombra sinistra, che può estendere la guerra e la macelleria anche a noi. Si sta creando un clima d’intolleranza, di esaltazione militaresca, che favorisce i colpi di testa. L’unica iniziativa sensata, invece, e’ promuovere una conferenza di pace per indurre Putin a cessare l’invasione, garantendo alla Russia e all’Ucraina sicurezza e ai territori mistilingui condizioni di autonomia istituzionale condivise. Perché non si convoca una conferenza di pace subito? Le possibili risposte mi spaventano.

Fonte: Democrazia Oggi

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