Tonino Dessì a domanda del direttore risponde

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D. La situazione della Sardegna induce al pessimismo dopo la devastazione del fuoco, quasi tutti di matrice dolosa. Solinas per di più si trastulla con riti e feste nuziali, dove può trarre occasione per incrementare il suo già notevole panzone. Però, Tonino, qualcosa di positivo c’è. Tu, anche per la tua esperienza politica e assessorile, sei sempre stato per vedere non solo i mali, ma anche le potenzialità nelle diverse situazioni. Che ci dici ora?

R. Credo che oggi la cosa più giusta da fare sia dare atto dell’imponente gara di solidarietà e di concreto sostegno materiale al territorio più colpito che si è messa in moto in tutta la Sardegna, dalle aziende e più in generale dal mondo delle campagne, con le paradure di animali e con i rifornimenti di foraggio, dalle associazioni di categoria, dalla cittadinanza, anche con sottoscrizioni finanziarie ai Comuni che hanno aperto appositi canali.

D. In fondo, tutte le lotte del passato, non possono essere scomparse d’improvviso, senza lasciare traccia; l’area democratica e solidale che ha avuto modo di manifestarsi in molti momenti, dai referendum alla difesa dell’ambiente, della pace e del lavoro, riemerge continuamente…
R. È la conferma di quello che ho sempre sostenuto: contro il fuoco è decisiva una mobilitazione civile generale.

D. Tutto vero e giusto. Ma basta tutto questo? Non ci vorrebbe dell’altro, dalla politica e dalle istituzioni?

R. Certo tutta questa disponibilità di una Sardegna volenterosa ed evoluta (la stessa alla quale si attinge ogni anno integrando nel sistema operativo gli apporti della grande rete del volontariato AIB e di protezione civile), andrebbe promossa, sostenuta, guidata, organizzata per la prevenzione permanente.
Altrimenti tutto questo verrà frustrato ancora una volta.

D. Non tutto è frutto del caso, negli incendi c’èa anche dolo, follia…
R. Intanto, se sembra confermata l’ipotesi colposa dell’incendio principale nelle campagne e nei boschi di Santu Lussurgiu, altri roghi imperversano su tutta l’Isola, da Nord a Sud, dalle possibili più disparate matrici, ma di molti si ha motivo di sospettare la dolosità intenzionale.

D. Andando a valutazioni più generali, come inquadri l’attuale situazione sarda?

R. La verità è che l’Isola sta affrontando non da oggi un duro conflitto interno, caratterizzato, più che dai relitti di retaggi atavici, dai più contemporanei fenomeni di degrado nel rapporto uomo-territorio e individuo-comunità.

D. Non è da oggi, è fin dai tempi del PCI, che molti di noi, e tu fra questi, abbiamo criticato l’idea che tutto questo sia retaggio del passato, in realtà evidenzia forme moderne di malessere…
R. Sembra quasi che tutto quel che ci circonda rischi sempre più, nella percezione psicologica come nell’uso quotidiano concreto, di ridursi a un’informe periferia urbana, dove ampie sacche di abbandono e di incuria favoriscono scorribande violente di gruppi e gesti di individui malintenzionati o sbandati.

D. Purtroppo ci si è attardati in analisi già discutibili negli anni ‘50 e le conseguenze si vedono…sopratutto nei ritardi…
R. Proprio così. Tutto il sistema andrebbe ripensato nella consapevolezza dello svolgimento in corso di questo conflitto civile interno nella corrente storia sarda.

D. Bisogna riaffilare l’analisi, cercando di capire come si muovono le classi e i gruppi sociali, per ipotizzare una risposta, un programma. Si può fare molto da soli, ma questo è un compito che deve poggiare su spalle più solide, ci vorrebbe un’organizzazione. Ma questa è un’altra storia.

Fonte: Democrazia Oggi

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